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La Corte Costituzionale ha bocciato la legge sull’acqua, varata dall’Assemblea regionale siciliana nel 2015 tra le polemiche. Secondo la Consulta è incostituzionale. Una parte delle norme, contenute nella legge, era stata già cassata dalla Regione Sicilia dopo che il Consiglio dei ministri aveva proposto ricorso alla Corte Suprema.

“Mai bocciatura fu più preannunciata e, quel che è peggio, mai fu più scontata fin dall’inizio.
Che le norme demagogiche votate dall’Ars fossero destinate a bocciatura costituzionale era infatti evidente a tutti”. Lo ha dichiarato Roberto Di Mauro, capogruppo del MpA all’Assemblea Regionale Siciliana. “Durante il dibattito in Aula – ha aggiunto – sono intervenuto più volte, su ogni articolo a e è in modo puntuale, per spiegare come le proposte della maggioranza e del Governo fossero destinate alla bocciatura. Ma qualcuno ha voluto per forza dare il contentino e sostanzialmente prendere in giro alcuni sedicenti comitati di cittadini, forzando la mano oltre misura. Adesso restano l’ennesima figuraccia e l’ennesima bocciatura della capacità legislativa di questa Assemblea, che sotto la spinta del PD e di Crocetta passerà alla storia come quella col maggior numero di provvedimenti dichiarati incostituzionali”.

“La sentenza della Corte Costituzionale che ha sostanzialmente cassato gli articoli che riguardano la gestione del servizio idrico in Sicilia e il modello tariffario, compresa la parte relativa al costo dell’acqua fornita da Siciliacque, di fatto azzera il referendum al quale hanno votato 27 milioni di italiani e calpesta l’autonomia siciliana e le prerogative statutarie”. Così il vice capogruppo del Pd all’Ars Giovanni Panepinto commenta la bocciatura da parte della Consulta della legge sull’acqua approvata di recente dall’Assemblea regionale siciliana. “La grande lobby dell’acqua non pensi che sia una partita chiusa – aggiunge – Chi oggi festeggia questa sentenza dovrebbe ricordare che nel 2004 fu stipulata una convezione di 40 anni con una società per la gestione di risorse idriche, strutture e dighe pagate dai contribuenti siciliani”. E aggiunge: “Credo che questa vicenda metta in discussione anche i rapporti fra il Pd, il governo regionale, che non si è costituito di fronte ai giudici della Corte e che non ha applicato la legge in questi due anni, e il governo nazionale che ha impugnato la legge”.

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