Mafia, ricordato ad Agrigento l’anatema di Papa Giovanni Paolo II: “Quel grido rivolto pure a noi”

Agrigento ha ricordato con grande emozione la visita di Papa Giovanni Paolo II di 24 anni fa, quando il Pontefice lanciò lo storico anatema contro la mafia. Martedì scorso, a Piano San Gregorio, ai piedi della Croce nella Valle dei Templi, è stata celebrata una liturgia eucaristica presieduta da don Nino Gulli e concelebrata da don Davide La Corte e da Don Luca Camilleri. Presenti alla celebrazione, molto partecipata, le autorità civili e militari e il club service Lions, che in collaborazione con le parrocchie San Gregorio e Santa Rosa, ha promosso l’iniziativa in ricordo della visita di Karol Wojtyla. Tanti gli agrigentini che si sono ritrovati per un momento di preghiera e riflessione, per non dimenticare e per rilanciare il messaggio contenuto nelle parole del Papa santo.

Don Nino Gulli ha letto a margine della celebrazione eucaristica l’anatema contro i mafiosi pronunciato da Papa Giovanni Paolo II dopo la storica messa del 9 maggio del 1993 ai piedi della Valle dei Templi: “Che sia concordia! Dio ha detto una volta: non uccidere! Non può l’uomo, qualsiasi uomo, qualsiasi umana agglomerazione… mafia, non può – disse il Papa – cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio! Questo popolo, popolo siciliano, talmente attaccato alla vita, popolo che ama la vita, che dà la vita, non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, civiltà della morte! Nel nome di questo Cristo crocifisso e risorto, di questo Cristo che è vita, via, verità e vita. Lo dico ai responsabili: convertitevi! Una volta, un giorno, verrà il giudizio di Dio!”. “La visita di papa Giovanni Paolo II – ha detto don Nino Gulli – ha segnato la storia della nostra comunità, civile e religiosa. L’incontro della nostra chiesa con il Santo padre ha significato stracciare il cammino e costruire una vita nuova”.

A rilanciare quelle parole e il senso di quel viaggio papale nella città dei templi, anche il cardinale Francesco Montenegro. “Con quel grido Giovanni Paolo II volle svegliare le coscienze degli uomini di mafia ma credo che volle svegliare anche le nostre coscienze”, ha detto l’arcivescovo di Agrigento, a 24 anni dal grido “Convertitevi!”, in un messaggio al Sir (Servizio informazione religiosa). “Quella venuta di Giovanni Paolo II segnò, cambiò qualcosa. Si incominciò a parlare di più e a rendersi conto di più di una presenza che è letale, soprattutto in certi territori”, ha aggiunto il cardinale Montenegro, sottolineando che “tante volte siamo un po’ accomodanti, se una cosa non ci tocca allora non ci interessa”.

“Se il Papa gridò era per dirci che quelle cose riguardavano tutti”, ha aggiunto il cardinale rimarcando che “ci vuole una cultura diversa, un rapporto diverso con il Vangelo, un’attenzione diversa agli altri, soprattutto a chi deve subire violenza”. “Ma serve anche una predisposizione ad aprire il cuore a quelli che sbagliano perché se il cuore resta chiuso chi sbaglia resta fuori”, ha concluso il cardinale Montenegro, secondo il quale bisogna “accompagnare, che non è accondiscendere né condividere. Questo – ha detto l’arcivescovo di Agrigento – diventa anche per noi un sentiero da percorrere”.