Più di 28 milioni di consumatori di vino in Italia nel 2016, ecco i dati del Censis

Più di 28 milioni di consumatori di vino nel 2016. E’ quesa la fotografia scattata dal Censis, che in occasione dell’assemblea annuale di Federvini che si è svolta a Roma, e che ha confermato alla presidenza Sandro Boscaini, patron di Masi, ha presentato uno studio che dimostra come l’andamento nel tempo della quota di consumatori di vino sulla popolazione consente di definirlo come una “invariante dello stile di vita degli italiani”: da sempre è parte integrante della buona dieta italiana. Dal 1983 ai giorni nostri la popolazione italiana che consuma vino è rimasta sempre al di sopra del 50% (il 51,7% nel 2016). Si è invece ridotta la quota dei grandi consumatori (persone che ne bevono oltre mezzo litro al giorno), passando dal 7,4% del 1983 ad appena il 2,3% del 2016. I due andamenti letti in parallelo indicano che i consumatori di vino in Italia sono da sempre un popolo e il vino un bene di tutti e per tutti, da consumare però sempre più con maturità e attenzione alla qualità. Nel 2016 consumano vino più di 28 milioni di persone: il 54,6% degli italiani con 65 anni e oltre, il 58,4% di quelli di età compresa tra 35 e 64 anni, il 48,6% dei millennials, ovvero dei giovani con età compresa tra i 18 e i 34.

Se tra i millennials i consumatori sono quantitativamente di meno, sono però in crescita: grandi interpreti del modello della neo-sobrietà, i millennials sono pronti a puntare sul vino di qualità, con un modello di consumo del vino virtuoso, opposto a quello del consumo di alcol intenso, concentrato e molto molto elevato dei coetanei del Nord Europa. Il settore del vino è un campione dell’economia e dell’export italiano, come dimostrano alcune delle caratteristiche e dei risultati ad esso ascrivibili: è una invariante dei modelli di consumo degli italiani e parte integrante della buona dieta italiana, con la relativa stabilità di lungo periodo del numero di consumatori e lo sviluppo di modelli di fruizione più evoluti, responsabili, informati e orientati alla qualità; contribuisce alla rigenerazione e allo sviluppo di tanti territori, con il vino come motore di uno sviluppo sostenibile volto alla valorizzazione del complesso delle risorse umane e naturali; favorisce l’espansione di una filiera ad ampio raggio, ben oltre quella stretta di produzione e distribuzione del prodotto, perché esito di una proliferazione di attività imprenditoriali, commerciali, socio-culturali enocorrelate ad alto e positivo impatto economico; dimostra la capacità di incarnare valori immateriali e simbolici rilanciandosi come consumo di massa anche tra i millennials, i giovani con una età tra 18 e 34 anni, collocandosi sulla frontiera più avanzata di un consumo consapevole, maturo, responsabile, molto orientato alla qualità materiale e immateriale del prodotto; incarna l’eccellenza dell’italianità, intesa non solo come buongusto, alta qualità, genuinità, ma anche come stile di vita altamente apprezzato nel mondo.

Sono risultati, questi, secondo il Censis, che vanno molto oltre il contributo economico e occupazionale, e disegnano la poliedricità del settore e del suo valore sociale, lo straordinario contributo che esso garantisce all’economia e alla società italiana, e non solo di specifici territori. Ma il settore del vino ha ancora enormi potenzialità di crescita in termini qualitativi: è questa la vera sfida del prossimo futuro, muovere verso l’alto nel sentiero del valore mettendosi nelle condizioni di creare e far proprio il differenziale positivo di valore legato alla distintività del vino italiano, al suo essere riconosciuto come interprete di eccellenza dell’Italian food, a sua volta ambasciatore nel mondo dell’eccellenza di made in Italy e Italian way of life. Si può fare, perché il settore ha le eccellenze per vincere anche questa sfida, purché la si riconosca come ineludibile e assolutamente alternativa alla soluzione facile della rincorsa verso il basso di prezzo e, inevitabilmente, qualità.