Strada degli Scrittori, Carmelo Sardo: “Sicilia, da terra di mafia a terra di letteratura”

“Se i selciati di via Roma potessero parlare racconterebbero una trasformazione che dà davvero molto conforto. Da scenario di guerra, il centro di Porto Empedocle oggi è una zona pedonale felice”, afferma Carmelo Sardo durante la presentazione del libro, che si è svolta ieri sera, alla Torre Carlo V, davanti ad un pubblico raccolto ed attento. L’ultimo viaggio investigativo dello scrittore empedoclino, tra i protagonisti del Festival della Strada degli Scrittori, si intitola “Cani senza padrone” (Melampo editore), con prefazione di Attilio Bolzoni. L’autore ricostruisce la vera storia della “Stidda” e i fatti di mafia che insanguinarono Porto Empedocle e la provincia di Agrigento tra la metà degli anni ’80 e gli anni ’90. Anni drammatici culminati nell’uccisione del giudice Rosario Livatino.

Il suo libro, “un saggio romanzato” – come lo ha definito il giornalista Egidio Terrana, nell’introdurre la discussione con l’autore -, è un lavoro di ricerca tra interrogatori, interviste ai collaboratori di giustizia, ai killer del giudice Livatino. Un ampio lavoro di confronto e di riscontro tra verbali e sentenze. Alla fine ecco affiorare la vera storia dell’organizzazione nota come “Stidda” e di fatto ignota persino agli stessi stiddari. La vera etimologia del nome lascia intuire molto. Non deriva da “stella” (“stidda” in dialetto), bensì dalla coniugazione del verbo siciliano “stiddari”, ovvero tagliare, spazzare via. “I giovani – spiega Carmelo Sardo – devono conoscere questa storia non solo per capire cosa è successo in questa terra, ma anche per comprende a quali errori una giovinezza scapestrata possa indurre. La storia di ‘Cani senza padrone’ parte dalla storia di ragazzi cresciuti nella strada e che ad un certo punto vengono attratti dal fascino del proibito, piccole rapine e furti, e poi vengono strumentalizzati da cose più serie e drammatiche da parte di Cosa Nostra”.

Toccante anche la testimonianza del sindaco di Porto Empedocle, Ida Carmina. “Sono stata un’insegnante e tra i miei alunni ho avuto morti ammazzati ed ergastolani. Educare alla legalità è la priorità nella nostra terra”. Ma oggi Porto Empedocle, luogo della seconda tappa del Festival della Strada degli Scrittori, la terra di Andrea Camilleri, “da asse di terrore è diventata asse di bellezza, di cultura e di gusto”, come ha affermato l’imprenditore Giovanni Greco, della cantina CVA di Canicattì, la quale ha curato la degustazione di un “grillo” del territorio, offerto alla fine della presentazione del libro.

La tappa empedoclina del Festival della Strada degli Scrittori, organizzato dal Distretto Turistico Valle dei Templi, si è chiusa con lo spettacolo del Gruppo di Canto popolare favarese, che si è esibito in piazza Kennedy in uno spettacolo nel segno della tradizione e dell’allegria. Un lavoro di ricerca non solo musicale, che spazia tra le sonorità degli strumenti della tradizione popolare e la poesia di testi che ripercorrono la storia siciliana nelle sue connotazioni più romantiche, tra arte e cultura. Tanti i cenni ai nostri scrittori, ai luoghi degli autori, alle passioni e alla dignità dei siciliani, nelle miniere, nel loro migrare in Paesi lontani, e anche alla vita all’interno delle barberie dove la musica era di casa. Il Festival di sposta adesso nella Racalmuto di Leonardo Sciascia con tante altre iniziative culturali (il programma sul sito www.stradadegliscrittori.it).

“La Strada degli scrittori è un percorso affascinante – ha affermato lo scrittore Carmelo Sardo – è, un’iniziativa che si inserisce in una stagione culturale nuova, in un nuovo fermento dovuto anche dall’esigenza di questa terra di staccarsi dai soliti stereotipi e che oltre a valorizzare le bellezze, già note, inizia a valorizzare anche la cultura e la letteratura del territorio”.