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I sindaci agrigentini «riducono» la tariffa idrica del 2,5% ma solo per il 2017. Nel 2018 e nel 2019 le tariffe torneranno ad aumentare. Un fattore «politico» visto il momento contingente con la crisi che sta mettendo in ginocchio le famiglie. Lo ha deciso l’assemblea dell’Ati Agrigento, ambito territoriale idrico con il consenso dei sindaci che ne fanno parte. E Girgenti acque, gestore del servizio idrico integrato, dovrà adeguare le tariffe stabilite dall’assemblea.

«L’Ati – dicono il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto e l’assessore Mimmo Fontana al Giornale di Sicilia- ha finalmente preso coscienza del suo ruolo nel governo del sistema idrico integrato. Per questo dobbiamo essere grati al consiglio direttivo, e in particolare al presidente Enzo Lotà, che ha profuso ogni sforzo per fare crescere in consapevolezza questo nuovo organismo. Messe da parte le posizioni demagogiche utili solo a conquistare qualche facile applauso, ieri l’assemblea ha approvato all’unanimità la tariffa del 2017 con una riduzione del 2,5% ma, soprattutto, ha approvato un ordine del giorno che contestualmente impegna tutti i Comuni a una gestione unitaria delle fonti di approvvigionamento idrico». Praticamente una sorta di solidarietà tra i sindaci dei Comuni che hanno le fonti idriche e le reti, dove i cittadini pagano di meno, e quelli dove si paga di più perché l’acqua ci arriva dopo tanti chilometri di condotta. «Si tratta di una vera rivoluzione – spiegano Firetto e Fontana – che può sanare le distanze finora eccessive tra i comuni che hanno sul proprio territorio le fonti e quelli che non ce le hanno. La vera distinzione che ha prodotto grosse differenze in bolletta, infatti, è sempre stata questa e non quella tra consegnatari/non consegnatari. La nostra soddisfazione è dovuta al fatto che ci si sta finalmente incamminando nella direzione giusta, quella che noi avevamo indicato già nell’estate del 2015 subito dopo l’approvazione della legge 19/2015. L’acqua è un bene di tutti. La sua gestione unitaria, oltre a consentire una maggiore efficienza ed economicità, è l’unica scelta che da un senso al concetto di ambito ottimale. Senza una gestione unitaria delle fonti, l’Ati semplicemente non esiste».

Intanto non finiscono i disagi per gli agrigentini costretti a subire lunghi ed estenuanti turni di distribuzione idrica. «La Provincia di Agrigento è interessata da rilevanti guasti agli acquedotti principali – spiega in una nota la società idrica – che comportano una significativa riduzione della fornitura idrica ai serbatoi comunali. A causa di un guasto riscontrato alla Diga Castello i Comuni di San Biagio Platani, Santa Elisabetta, Raffadali, Giardina Gallotti e Montaperto (Frazione di Agrigento), Aragona, Favara, Porto Empedocle, Comitini, Naro, Castrofilippo, Canicattì, Grotte, Racalmuto, Campobello di Licata e Ravanusa saranno interessati da slittamenti delle turnazioni idriche previste». A questo si aggiunge anche il fermo tecnico dell’Acquedotto «Fanaco» che lascerà a secco i Comuni di Agrigento, Cattolica Eraclea, Licata, Montallegro e Ribera.

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