Mafia, postulatore causa beatificazione di Livatino: danneggiamento stele segno di vigliaccheria

Il “vile danneggiamento” della stele eretta in contrada Gasena dai genitori di Rosario Livatino, il giudice ragazzino ucciso dalla mafia nel settembre del 1990, è “il segno tangibile della vigliaccheria di quanti provano viscerale fastidio per un simbolo purissimo di giustizia e di coerenza evangelica, qual è stato il giudice Livatino. Un’apparente manifestazione di forza, che in realtà mostra una estrema fragilità dei vili responsabili di questo efferato gesto”. Lo dice don Giuseppe Livatino, postulatore della causa di beatificazione del giudice Livatino. “A Palermo come ad Agrigento – prosegue – Cosa nostra e i suoi addentellati non fanno che mostrare, con questi gesti di infantile vigliaccheria, un’organizzazione criminale che mal sopporta la presa di distanza dell’opinione pubblica da quel sentire mafioso che ha vilmente deturpato la bellissima terra di Sicilia con atti di violenza, di estorsione, di corruzione”.

Dichiarazione di Maria Iacono, parlamentare del Pd, a seguito del dannegiamento stele Giudice Livatino: “La notizia del danneggiamento della stele in onore del giudice Livatino mi lascia sgomenta e rappresenta l’ennesimo barbaro e vile atto ai danni di beni fatti erigere in memoria di uomini che hanno immolato la propria vita contro la mafia, nel nome dello Stato e della rinascita della nostra terra. Atti come questo vanno assolutamente condannati e rappresentano la dimostrazione di quanto ancora lunga sia la strada per la piena affermazione della legalità e della giustizia. Il giudice Rosario Livatino rappresenta una delle figure simbolo di una Sicilia che vuole liberarsi dal giogo mafioso, profanare la sua memoria significa offendere tutti i siciliani onesti”.