Beni confiscati a Montevago: “La Calcestruzzi Belice tornerà ad estrarre”

Foto di Giuseppe Pantano

Ormai è tutto pronto e dopo il via libera del Distretto Minerario Siciliano, che ha effettuato un sopralluogo alla Calcestruzzi Belice di Montevago, per riprendere l’attività estrattiva manca soltanto l’autorizzazione della Questura di Agrigento all’impiego dell’esplosivo. «Siamo certi che già nel prossimo mese di settembre anche questo passaggio sarà compiuto e potremo riprendere al meglio l’attività che al momento svolgiamo soltanto attraverso la vendita delle scorte di materiale delle quali disponevamo», dice al Giornale di Sicilia Luigi Castiglione, uno degli 11 dipendenti della Calcestruzzi Belice tornati al lavoro dopo la riassunzione che ha fatto seguito alla sentenza della Corte di Appello di Palermo che ha revocato il fallimento della società che era del Tribunale di Sciacca. La vicenda Calcestruzzi Belice tiene banco ormai da quasi un anno e in particolare da quella sentenza, per un debito con l’Eni di 30 mila euro, e poi con i successivi interventi tra i quali quello di Susanna Camusso, segretario nazionale della Cgil.

«Dopo la riapertura abbiamo dovuto effettuare anche il piano lavori del 2017 – dice Castiglione – e cioè una previsione su ciò che si ritiene di potere fare durante l’anno. Poi, se ci saranno quantitativi in eccesso, il piano può essere rivisto. Ottenere l’autorizzazione all’impiego dell’esplosivo dopo la certificazione dei materiali della quale già disponiamo e con il ripristino delle autorizzazioni che erano state trasferite alla Inerti per noi rappresenterà il completamento di tutto l’iter». Castiglione aggiunge: «Purtroppo non abbiamo potuto accettare anche commesse per un certo quantitativo di materiale perché le scorte delle quali disponiamo sono ridotte». E tutto questo sta incidendo anche sulle condizioni dei lavoratori. «Da quando abbiamo riavviato l’attività – dice Castiglione – è stato possibile riscuotere soltanto uno stipendio, quello di luglio, perché disponevamo di un bonus che arrivava dalle fatturazioni dello scorso anno con somme che sono rimaste inutilizzate. Se dovesse continuare l’andazzo attuale avremmo difficoltà a sopportare i costi del personale. Se tutto si rimetterà pienamente in moto entro qualche mese saremo a regime».

Nei giorni scorsi si è svolta anche una festa alla Calcestruzzi Belice per la riaperta alla quale hanno partecipato, tra gli altri, l’Arcivescovo di Agrigento, il Cardinale Francesco Montenegro, i vertici nazionali della Fillea Cgil e della Cgil, e il sindaco di Montevago, Margherita La Rocca Ruvolo. È arrivato anche don Luigi Ciotti, presidente di Libera. Gli 11 operai della Calcestruzzi Belice hanno chiamato a raccolta coloro che li hanno aiutati ad ottenere un primo, importante, risultato, la riassunzione. Adesso l’obiettivo è più ampio e passa per la gestione della Calcestruzzi Belice da parte di una cooperativa composta dagli stessi lavoratori. Al ministero dell’Interno è già stato messo nero su bianco. Il Cardinale Montenegro e don Luigi Ciotti, otto mesi fa, quando è stata organizzata a Montevago una fiaccolata per solidarietà agli operai che rischiavano di rimanere senza lavoro, hanno dato la loro disponibilità a pagare il debito, di 30 mila euro, con l’Eni, che era alla base della sentenza di fallimento della società decisa con la sentenza di primo grado. L’azienda, che ha come oggetto della propria attività la produzione di calcestruzzo preconfezionato e malte in tutte le loro forme, produce anche inerti, ghiaie, sabbie e pietrischetti. È stata prima sequestrata e poi confiscata ai fratelli Rosario e Vitino Cascio ed è passata sotto la competenza dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati.