Elezioni 2017, “Cento passi per la Sicilia” la lista di Claudio Fava

Si chiama “Cento passi per la Sicilia” la lista presentata da Claudio Fava a sostegno della sua candidatura alla presidenza della Regione siciliana; “Scandalosamente coerente” e’ il suo slogan elettorale. Una scelta non casuale, quella del simbolo, presentato in conferenza stampa a Palazzo dei Normanni. Prendendo spunto dall’omonimo film “I Cento passi” di Marco Tullio Giordana, sulla vita di Peppino Impastato del quale Fava e’ stato sceneggiatore, il logo richiama una precisa scelta di campo: quella di rimettere al centro del programma elettorale “la grande questione democratica, la lotta alla mafia”. “Il fatto che non se ne parli mi sembra una reticenza ingombrante che fa apparire la Sicilia una terra liberata dalle organizzazioni criminali”, sottolinea il figlio del giornalista Giuseppe Fava, ucciso a Catania il 5 gennaio dell’84. “Noi vorremmo farlo in una campagna che non vuole parlare contro gli altri candidati, contro qualcosa o contro qualcuno. Se qualcuno ci vede come nemici non e’ un problema nostro”, sottolinea Fava, sostenuto da Mdp, Sinistra italiana, Rifondazione comunista, Possibile di Civati, Verdi e movimenti di ispirazione post comunista.

Ricordando le “transumanze di voti e di candidati che in questi giorni passano da un partito all’altra”, Fava, come riporta l’Italpress, mette l’accento sulla questione etica delle liste, da non confondere con quella penale: “Non sono le Procure della Repubblica di Catania o di Palermo che possono garantire che la politica offra criteri di trasparenza e attenzione sulle liste a tutela della collettivita’ – aggiunge -. Questo e’ un tema tutto politico. La Commissione antimafia ha fatto un codice di autoregolamentazione, votato da tutti i partiti all’unanimita’, che fissa una soglia abbastanza alta per le candidature, anche alle regionali”, sottolinea l’ex europarlamentare riferendosi alla candidatura di un consigliere comunale catanese del centrodestra “che ha parenti ‘pesanti’ al seguito”, evidenzia. Non mancano altre stoccate agli avversari: “Mi stupiscono i silenzi molto democristiani del candidato del M5S Cancelleri che su alcuni temi, come quello della lotta alla mafia, sussurra, mormora, perche’ portano pochi voti”. E del rettore di Palermo, Micari, candidato del centrosinistra dice: “Attorno a lui c’e’ una poverta’ di idee impressionante. A Catania alla presentazione della sua campagna elettorale c’era mezza sala vuota”.

In una sala stampa attenta e silenziosa, Fava e’ ottimista e presenta un sondaggio realizzato dal’Istituto Piepoli che lo vede al secondo posto fra i quattro principali candidati: dietro Musumeci (42 per cento) c’e’ lui che ha la stessa percentuale di Giancarlo Cancelleri (25 per cento). Micari si fermerebbe all’8 per cento. Un sondaggio che si basa su un campione di 500 elettori, ed e’ stato effettuato telefonicamente a settembre. Secca e sarcastica la risposta dello staff del rettore: “Dove hanno trovato questo sondaggio? Nelle patatine?”. Poi va giu’ duro con il centrodestra: “Micciche’ promette grandi cose e aggiunge: come ai tempi di Cuffaro. L’evocare quella tragica stagione la dice lunga sulle intenzioni di quella parte politica. Ma deve fare i conti con i siciliani”. Fava ci riprova cinque anni dopo essere stato costretto ad abbandonare la campagna elettorale per un vizio procedurale dovuto al mancato trasferimento della residenza in Sicilia. E oggi, alla stampa, si e’ presentato cosi’: “Sono Claudio Fava e abito a Gravina di Catania nella casa di famiglia”.

“Noi vogliamo una Regione che non si piange addosso, che non gioca a rassegnarsi, che decide di sfruttare i beni culturali non come bancomat. Una Regione che non permette ai giovani di andarsene – ribadisce -. Ci rivolgiamo a tutte le donne e agli uomini che pensano di non essere definitivamente rassegnati ad appartenere a un partito, a una candidatura, a tutti quelli che si considerano ancora capaci di esprimere liberamente un’opinione – afferma, accanto a Ottavio Navarra, suo vice in caso di elezione -. Mi rivolgo a una Sicilia spesso umiliata e marginalizzata. A Roma si decide che Alfano stara’ con Renzi per la legge elettorale, e i siciliani vengono considerati carne da macello”, conclude.