Mafia, processo Icaro: le rivelazioni sui summit dei presunti boss

Vincenzo Marrella, di Montallegro, arrestato nell’operazione Icaro

Il presunto capo della famiglia mafiosa di Montallegro andò nello stabilimento di Casteltermini di uno dei più grossi imprenditori siciliani: Salvatore Moncada. Non si sa bene a fare cosa, ma di sicuro nulla di illegale visto che gli inquirenti non muovono nessuna contestazione. A rivelarlo, ieri mattina al processo scaturito dall’inchiesta antimafia Icaro che avrebbe disarticolato la nuova geografia di Cosa Nostra della provincia di Agrigento, è stato un investigatore che ha preso parte alle indagini, come racconta il Giornale di Sicilia oggi in edicola. Si tratta di Mario Virone, all’epoca dei fatti in servizio alla squadra mobile, che ha condotto l’inchiesta sul campo, e adesso alla Direzione investigativa antimafia. Il processo, dopo il trasferimento in Corte di appello dell’ex presidente della prima sezione penale Giuseppe Melisenda Giambertoni, si celebra davanti al collegio di giudici composto dal presidente del tribunale Pietro Maria Falcone e dai magistrati Gianfranca Claudia Infantino e Agata Anna Genna. “Il 12 dicembre del 2012 – ha raccontato il poliziotto consultando una relazione di servizio redatta durante le indagini – abbiamo intercettato una conversazione al telefono fra Stefano Marrella (presunto capo, in quel periodo, della famiglia mafiosa di Montallegro) e il nipote Francesco. I due parlano della disponibilità di un’auto e di dovere andare a Casteltermini”.

Il poliziotto ha aggiunto: “Abbiamo organizzato un pedinamento e seguito l’autovettura che arriva a Casteltermini in uno stabilimento della Moncada Energy”. Gli accertamenti sull’episodio restano abbastanza in sospeso. “Abbiamo dovuto interrompere il servizio di osservazione perché era inverno e alle 5 del pomeriggio c’era buio. Ho fatto in tempo a capire che c’era il solo Stefano Marrella sull’auto con altri occupanti che non abbiamo identificato. La posizione non consentiva un appostamento perfetto, non abbiamo visto molto”. L’episodio, comunque, non viene ritenuto di particolare interesse per gli inquirenti. In questo stralcio (nel troncone ordinario lo scorso 21 luglio sono state decise dodici condanne e dieci assoluzioni) ci sono dodici imputati. Si tratta di Ciro Tornatore, 82 anni, Antonino Abate, 29 anni, Carmelo Bruno, 47 anni, Vito Campisi, 45 anni, Roberto Carobene, 38 anni, Antonino Grimaldi, 55 anni, Stefano Marrella, 59 anni, Vincenzo Marrella, 41 anni, Vincenzo Marrella, 60 anni, Pasquale Schembri, 53 anni, Gaspare Nilo Secolonovo, 47 anni, e Francesco Tortorici, 36 anni.

Virone ha ricostruito anche un altro presunto summit fra Stefano Marrella e Diego Grassadonia, presunto capo della famiglia mafiosa di Cianciana. “Durante un servizio di osservazione – ha ricostruito il poliziotto – abbiamo seguito Stefano Marrella in auto fino a Cianciana, là si incontrò con Grassadonia”. Ieri mattina, prima che venisse sentito il teste, i giudici, su richiesta del pubblico ministero della Dda Claudio Camilleri, hanno disposto la trascrizione di altre intercettazioni dando incarico ai periti che hanno ottenuto un termine di sessanta giorni per consegnare le trascrizioni precedenti. Il processo è stato aggiornato al primo ottobre. Nella prossima udienza saranno ascoltati altri tre testimoni della lista del pm. Anche in questo caso si tratta di testi di polizia giudiziaria, investigatori che hanno preso parte alle indagini. Lo stesso magistrato che rappresenta l’accusa ha anticipato che rinuncerà ad alcuni testi della propria lista.