Mafia: commemorazione del giudice Livatino a 27 anni dall’omicidio, le parole di Papa Francesco

Cerimonia di commmemorazione di Rosario Livatino oggi ad Agtigento in occasione del 27esimo anniversario dell’omicidio del giudice ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990. Laureatosi a soli 22 anni in giurisprudenza, Livatino era entrato subito nel mondo del lavoro vincendo il concorso per vicedirettore in prova presso la sede dell’Ufficio del Registro di Agrigento dove resto’ dall’1 dicembre 1977 al 17 luglio 1978. Aveva superato infatti un concorso in magistratura diventando uditore giudiziario a Caltanissetta.

Livatino fu ucciso, in un agguato mafioso la mattina del 21 settembre sul viadotto Gasena, lungo la strada statale 640 Agrigento-Caltanissetta, mentre – senza scorta, con la sua Ford Fiesta amaranto – si recava in Tribunale. Per la sua morte sono stati individuati, grazie al supertestimone Pietro Ivano Nava, i componenti del commando omicida e i mandanti che sono stati tutti condannati in tre diversi processi nei vari gradi di giudizio all’ergastolo, con pene ridotte per i “collaboranti”. Nella sua attivita’ Livatino si era occupato di quella che sarebbe esplosa come la Tangentopoli siciliana ed aveva messo a segno numerosi colpi nei confronti della mafia, attraverso lo strumento della confisca dei beni.

Il 19 luglio 2011 e’ stato firmato dall’arcivescovo di Agrigento il decreto per l’avvio del processo diocesano di beatificazione, aperto ufficialmente il 21 settembre 2011 nella chiesa di San Domenico di Canicatti’. Il processo diocesano e’ stato concluso nel luglio scorso. Ed entro l’anno il materiale raccolto sara’ al vaglio della Sacra Congregazione per le cause dei Santi a Roma, per la valutazione finale circa l’eroicita’ delle virtu’ del Servo di Dio. “27 anni fa la mafia uccise il giudice #Livatino. Esempio raro di attaccamento al dovere e simbolo indelebile per le future generazioni”. Lo afferma il ministro degli Esteri Angelino Alfano.

Papa Francesco ricorda Livatino, Falcone e Borsellino

“Ricordo, in particolare, tre magistrati: il servo di Dio Rosario Livatino, ucciso il 21 settembre 1990; Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uccisi 25 anni fa insieme a quanti li scortavano. Mentre preparavo questo incontro, mi passavano nella mente alcune scene evangeliche, nelle quali non faremmo fatica a riconoscere i segni di quella crisi morale che oggi attraversa persone e istituzioni”. Così Papa Francesco incontrando questa mattina in Vaticano i deputati della Commissione parlamentare antimafia. “Il punto di partenza rimane sempre il cuore dell’uomo, le sue relazioni, i suoi attaccamenti. Non vigileremo mai abbastanza su questo abisso, dove la persona è esposta a tentazioni di opportunismo, di inganno e di frode, rese più pericolose dal rifiuto di mettersi in discussione. Quando ci si chiude nell’autosufficienza si arriva facilmente al compiacimento di sé e alla pretesa di farsi norma di tutto e di tutti”, ha aggiunto.