Cattolica Eraclea, chiude per mancanza di fondi l’ospedale degli animali

Chiude i battenti per mancanza di fondi il Centro di recupero fauna selvatica e tartarughe marine di Cattolica Eraclea. L’ultima tartaruga marina curata è stata rimessa in libertà a San Leone il 6 agosto scorso, gli ultimi uccelli e una volpe sono stati liberati lo scorso 13 settembre a Maddalusa. Restano ancora da liberare alcune tartarughe terrestri e un tarsio, un genere di piccoli primati diffusi in Asia sud-orientale, uno di quegli animali che sembrano orsacchiotti, sequestrato dall’autorità giudiziaria a una famiglia che le deteneva illegalmente. In dodici anni di attività gli animali salvati nella struttura affidata al Cts nell’Agrigentino sono più di duemila.

“Per quanto mi riguarda il centro è praticamente già chiuso, restano da liberare solo alcune testuggini e un tarsio che dovrà essere liberato in Calabria , ma di fatto abbiamo già fermato l’accoglienza di altri animali all’interno della struttura”, spiega al Giornale di Sicilia il veterinario Calogero Lentini, responsabile del centro di Cattolica Eraclea, che già nel 2015 aveva lanciato l’allarme sul rischio chiusura dopo lo stop ai fondi regionali che garantivano la sopravvivenza della struttura gestita dal Centro turistico studentesco

Il veterinario Calogero Lentini con lo Svasso Maggiore ritrovato a Menfi.

Il centro, che in questi anni è stato aperto alle visite delle scolaresche e degli appassionati, è nato nel 2005 nell’ambito di un progetto Life Natura promosso dal Cts e dall’ex Provincia di Agrigento ed è stato sempre riconosciuto quale “Centro Provinciale” dalla Regione siciliana. A dirigerlo è stato per tutto il periodo il veterinario Calogero Lentini, con esperienza decennale nella cura della fauna selvatica; a collaborare con lui alcuni volontari. Tra i 2.000 animali soccorsi, spiccano gli uccelli, in particolar modo i rapaci, ma anche istrici, ricci, ghiri, volpi, tartarughe marine, palustri e di terra. Il centro ha lavorato in stretta sinergia con il Corpo Forestale, con la Ripartizione Faunistico Venatoria di Agrigento, con la Capitaneria di Porto di Porto Empedocle, “ma anche i privati cittadini rappresentano una risorsa, poiché spesso sono loro a segnalare o a recapitare al centro gli animali bisognosi di cure”. Un momento particolarmente coinvolgente è quello delle liberazioni, quando cioè, alla fine di un percorso di cura, gli animali vengono restituiti al loro ambiente naturale, sono tanti gli appassionati e le scolaresche che partecipano all’evento.

La struttura sorge in una zona suggestiva dell’entroterra agrigentino, a circa 20 chilometri dal capoluogo e a 6 da Cattolica Eraclea sulla strada provinciale che porta a Raffadali, in una ex casa cantoniera messa a disposizione dalla Provincia di Agrigento. Il centro si sviluppa su tre piani, per una superficie totale coperta di circa 350 mq, mentre all’esterno dispone di un’area dove trovano spazio le gabbie di degenza e pre-liberazione. Al pian terreno si trovano l’ambulatorio, la sala chirurgica, la sala vasche dove vengono ospitate le tartarughe marine, una piccola sala espositiva per il pubblico e un servizio. Il primo piano, di oltre 100 mq, è attrezzato ad uso foresteria, mentre il terzo e ultimo piano era utilizzato dagli operatori per lo stoccaggio di materiali.

“Costa parecchio mantenere la struttura, i costi ci sono, io non ce la faccio più a portarlo avanti da solo come volontario del Cts. Negli ultimi due anni non solo sono stato disposto a farlo gratis ma pure a rimetterci di tasca propria. Le spese del 2013 e 2014 non sono mai state rimborsate, nel 2015 e nel 2016 siamo andati avanti con qualche donazione. Adesso non ce la faccio più, a queste condizioni non è più possibile andare avanti. Da quando la Regione ha tagliato completamente i fondi la situazione è diventata insostenibile, portare avanti una struttura del genere costa da 20 a 30 mila euro all’anno. Prima la Regione rimborsava a consuntivo le somme spese ma ad un tratto hanno deciso di chiuderci completamente i rubinetti per mancanza di fondi. Adesso siamo costretti a chiudere”.