Carceri in Sicilia, il Garante dei detenuti: in un anno 700 pratiche per violazioni diritti e richieste trasferimento

In Sicilia ci sono 23 istituti penitenziari, sparsi in tutte le 9 province, e 6.184 detenuti, circa il 10% della popolazione (57mila unità) complessivamente detenuta nelle carceri italiane. La Sicilia si colloca così al terzo posto per popolazione penitenziaria dopo la Lombardia e la Campania. I detenuti stranieri nell’isola sono 1.216 (19,66%), meno che in altre regioni, come la Lombardia e l’Emilia Romagna dove la media è maggiore. Questi sono alcuni dei dati forniti dal garante per la tutela dei diritti dei detenuti per la Regione Siciliana Giovanni Fiandaca e contenuti nella relazione annuale presentata all’Ars lo scorso agosto.

Dei 23 istituti penitenziari siciliani su cui il garante ha competenza, 18 sono case di reclusione, ovvero concepite per ospitare detenuti non condannati in via definitiva, e cinque sono case di reclusione e, sottolinea Fiandaca; “sono quegli istituti in cui, in linea teorica, dovrebbe esercitarsi l’attività rieducativa“. Il più grande è il carcere Pagliarelli di Palermo che ospita 1300 detenuti. “In linea generale – spiega Fiandaca – possiamo dire che le carceri quanto più sono piccole tanto meno sono dotate di strutture. Le carceri piccole però possono avere il vantaggio di realizzare condizioni di vita di tipo comunitario e il personale penitenziario ha la possibilità di conoscere meglio i singoli detenuti e instaurare rapporti di tipo personale”. Questa la situazione nelle carceri in Sicilia mentre i radicali continuano a reclamare amnistia e indulto contro il sovraffollamento carceri in Italia.

Violazione dei diritti, cattive condizioni di vita carceraria, criticità nei trattamenti sanitari e richieste di trasferimento sono le principali richieste che in questo primo anno di lavoro sono arrivate sul tavolo del garante per la tutela dei diritti dei detenuti per la Regione Siciliana. “Abbiamo trattato circa 700 pratiche, numero che però deve tenere conto del fatto che spesso lo stesso detenuto avanza più volte la stessa richiesta – spiega Fiandaca secondo quanto riporta l’Adnkronos – I detenuti denunciano reali o presunte violazioni dei diritti, cattive condizioni di vita carcerarie, ritardi o insufficienti attenzioni rispetto all’ottenimento di visite specialistiche e trattamenti sanitari adeguati. In alcuni casi hanno ragione perché i tempi per ottenere visite spesso non sono adeguati, in altri la loro percezione è alterata e dipende da un’ipersensibilità del detenuto rispetto alla sua condizione”. Il Garante non ha poteri di intervento ma solo di sollecitazione e interlocuzione con le istituzioni preposte. “Le altre richieste che mi rivolgono è di essere aiutati ad ottenere trasferimenti da un carcere a un altro – aggiunge il garante sottolineando che in Sicilia non ci sono 41bis ma solo carceri di massima sicurezza – Trasferimenti motivati o da esigenze di avvicinamento al posto di residenza della famiglia per facilitare i colloqui, spesso le famiglie dei detenuti non hanno soldi per permettersi viaggi per colloqui, o da ragioni di salute”.

Quasi zero invece le denunce di abuso. “Non ricevo quasi nessuna denunce di violenza. Questo – dice Fiandaca – ovviamente non vuol dire che non ce ne siano. Certamente c’è una cifra oscura di abusi che non  vengono denunciati, spesso perché il detenuto ha paura di ritorsioni”. Fiandaca ha poi ricordato le criticità logistiche e strutturali di alcune strutture penitenziarie siciliane. “Diverse carceri – ha detto – richiederebbero interventi di ristrutturazione e di recupero. Nel carcere di Agrigento, ad esempio, ci sono infiltrazioni d’acqua e al Pagliarelli di Palermo c’è un numero insufficiente di caldaie per cui i detenuti non possono fare la doccia calda ogni giorno”.