Delitto Miceli, l’Arma dei Carabinieri: “Importante aver dato una risposta sul grave fatto di sangue”

“L’aspetto significativo è stato quello di aver dato una risposta a seguito di questo grave fatto di sangue. Le indagini sono state svolte dai carabinieri della locale stazione in sinergia con gli organi operativi del comando provinciale il prezioso contributo dei carabinieri del Ris di Messina per gli accertamenti tecnici”. Lo ha detto il colonnello Rodrigo Micucci, comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Agrigento oggi a margine della conferenza stampa ad Agrigento sull’inchiesta per il delitto del marmista Giuseppe Miceli di Cattolica Eraclea sfociata nell’arresto dell’operaio Gaetano Sciortino.

L’OMICIDIO. La mattina del 7 Dicembre 2015 nella via Crispi di Cattolica Eraclea, veniva rinvenuto il cadavere di Giuseppe Miceli, 67 anni. I parenti e gli amici lo descrivevano come un uomo mite ed un grande lavoratore, che svolgeva l’attività di marmista presso il proprio laboratorio di Cattolica Eraclea. Il corpo del Miceli venne trovato dal fratello, all’interno dell’immobile ove la vittima svolgeva la sua attività. Il cadavere aveva il volto completamente tumefatto, con macchie di sangue sparse ovunque.

LA SCENA DEL DELITTO. Sulla scena del crimine intervenivano i Carabinieri della Stazione di Cattolica Eraclea del Nucleo Operativo e del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Agrigento, che effettuavano le operazioni di sopralluogo. Dai rilievi tecnici e dall’autopsia, emergeva che la morte del Miceli era stata determinata da una brutale aggressione con corpi contundenti, utilizzati per colpirlo violentemente al volto, al capo ed al torace, oggetti rinvenuti e sequestrati dai Carabinieri sul luogo del delitto, ovverosia due motorini per autoclave, un piatto di marmo ed un booster.

LE INDAGINI. Venivano pertanto avviate serrate indagini dai Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, sviluppate attraverso le tecniche tradizionali, mediante l’ascolto di numerose persone appartenenti al circuito relazionale della vittima e l’acquisizione di filmati realizzati da alcune telecamere esistenti nelle adiacenze del luogo del delitto. Ed è stata proprio l’analisi meticolosa di tali filmati che ha consentito di accertare che Gaetano Sciortino, operaio del luogo,  la mattina del 6 dicembre 2015 aveva pedinato per circa tre ore la vittima Giuseppe Miceli.

I VIDEO. L’esame approfondito dei filmati, consentiva di concentrare l’attenzione su una vettura Fiat Punto di colore nero e si accertava la condotta anomala da parte del conducente della Fiat Punto, il quale oltre a pedinare Miceli, eseguiva dei veri e propri controlli effettuando delle soste prolungate agli angoli delle strade da dove era possibile osservare i movimenti del marmista. Le verifiche sulla targa dell’auto ed altri accertamenti, consentivano di individuare il conducente della Fiat Punto in Gaetano Sciortino, classe 1964, operaio, compaesano della vittima.

ATTREZZI DISTRUTTI. Successivamente si accertava che i figli dello Sciortino avevano distrutto e disperso in aperta campagna alcuni strumenti di lavoro (punte di trapano), risultati essere di proprietà del Miceli.

SCARPA TROVATA IN CAMPAGNA. Si appurava, inoltre, attraverso attività tecniche, che lo Sciortino si era recato in una ben precisa area rurale di Cattolica Eraclea, ove successivamente i Carabinieri, nel corso di meticolose ricerche, erano riusciti a recuperare una scarpa della stessa taglia di quelle usate dallo Sciortino; i conseguenti accertamenti tecnici svolti dai Carabinieri del RIS di Messina, consentivano inoltre di dimostrare che l’impronta della suola della scarpa ritrovata in campagna nel luogo ove si era recato lo Sciortino, combaciava perfettamente con una impronta di scarpa repertata dai Carabinieri sul luogo del delitto.

L’ARRESTO. L’insieme degli elementi probatori raccolti dai Carabinieri, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, ha pertanto determinato l’emissione di una Ordinanza di Custodia Cautelare in carcere da parte del GIP Tribunale di Agrigento, eseguita alle prime luci dell’alba dai Carabinieri, che hanno arrestato Gaetano Sciortino per omicidio e lo hanno condotto al carcere.