Erosione costiera nell’Agrigentino, l’esperto: “E’ figlia della cementificazione”, da Eraclea Minoa a Menfi si corre ai ripari

Da Cattolica Eraclea a Menfi i comuni costieri dell’Agrigentino tentano di correre ai ripari contro l’erosione costiera che mette a rischio ampi tratti di litorale. Diversi i progetti presentati alla Regione per accedere ai finanziamenti del programma operativo Fesr 2014-2020, già a disposizione dei comuni la somma di 31 milioni di euro per le operazioni strutturali di mitigazione del rischio geomorfologico, idraulico e di erosione costiera inserite nel Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo.  Quali sono le cause dell’erosione? Come è meglio intervenire? Il Giornale di Sicilia ne parla con il geologo Calogero Pecoraro, ex consigliere dell’Ordine regionale geologi Sicilia, attualmente membro di commissione Protezione Civile al Consiglio nazionale dei Geologi, in un’intervista pubblicata oggi.

Spiagge assottigliate dall’erosione costiera nell’Agrigentino, quali sono le cause? Si tratta solo di un fenomeno naturale o è anche colpa dell’uomo?

La principale causa che incide sull’erosione costiera è la variazione del trasporto solido fluviale che viene influenzato fortemente da interventi di tipo antropico come la costruzione di sbarramenti dei corsi d’acqua per la realizzazione di invasi artificiali, imbrigliamenti dei torrenti, cementificazioni e rivestimenti delle sponde e del fondo alveo. E ancora quelle azioni dirette di depauperamento del trasporto solido costituite dal prelievo di inerti direttamente dagli alvei, comunque tutte quelle azioni che modificano l’equilibrio idrodinamico di un bacino sia in termini di deflusso liquido che di deflusso solido. Non dimenticandoci che anche la natura ci mette lo zampino, sono più che altro variazioni cicliche di tipo stagionale.

Quali i suggerimenti dei geologi per rallentare l’erosione costiera?

La soluzione e gli interventi da porre in essere sono abbastanza complessi, richiedono un approccio multidisciplinare con tecnici che abbiano acquisito notevole esperienza in questo campo. Non bisogna assolutamente correre il rischio di ripristinare gli equilibri in un’area colpita e provocare disequilibri in altre zone più lontane. Ci sono diversi tipi di soluzioni, interventi di difesa attiva o passiva, ma bisogna valutare con attenzione caso per caso e naturalmente porre la dovuta attenzione a un’evoluzione antropica oramai inevitabile, anche se alcune leggi ci sono venute in soccorso, come per esempio la Legge Galasso. Bisogna progettare soluzioni a basso impatto ambientale, che non creino condizioni di pericolo sia per la navigazione che per i bagnanti.

Quali caratteristiche dovrebbero avere le opere a difesa del litorale per essere efficienti? C’è il rischio di fare ulteriori danni?

La prerogativa fondamentale delle strutture che vengono progettate per questi problemi specifici è l’efficienza, il che significa riuscire a creare quelle condizioni di equilibrio fra il materiale eroso dall’azione del moto ondoso e il materiale detritico che viene apportato dai corsi d’acqua e dagli agenti esogeni. Quindi se si riesce, a progettare un’opera ingegneristica che crei una condizione di equilibrio tra la parte del materiale eroso e la parte immessa, in maniera naturale, a disposizione per il ripascimento delle spiagge, quella si può definire un’opera efficiente. La difficoltà in questo tipo di progettazione è cercare di raggiungere il giusto equilibrio evitando di creare disequilibri nelle spiagge limitrofe. Le strutture progettate e realizzate per limitare il fenomeno “erosione” devono rispettare rigorosamente determinati criteri, altrimenti si rischia di fare danni enormi. (