Elezioni 2017: quattro milioni e mezzo i siciliani chiamati alle urne, si profila testa a testa tra Musumeci e Cancelleri

Sono quattro milioni e mezzo i siciliani chiamati alle urne per le elezioni di domenica 5 novembre per il Presidente della Regione e il rinnovo dell’Assemblea Regionale Siciliana. Le votazioni si svolgeranno dalle 8 alle 22 e le operazioni di scrutinio avranno inizio a partire dalle 8 di lunedi’. Per la prima volta sono 70 i componenti dell’Ars che verranno eletti, dopo che la legge costituzionale 3 del 2013 ne ha stabilito la riduzione dai 90 originari. Le modalita’ di svolgimento delle elezioni sono disciplinate dalla legge regionale 20 marzo 1951, n. 29. Il collegio elettorale per l’elezione del Presidente della Regione coincide con il territorio regionale; per l’elezione dell’Assemblea l’Isola e’ ripartito in un numero di circoscrizioni pari al numero delle province regionali.

La scheda e’ unica e l’elettore puo’ esprimere due voti: uno per la lista regionale e uno per la lista provinciale. E’ previsto anche il voto disgiunto: l’elettore puo’ votare una lista regionale e una lista provinciale non collegate fra loro. Nel caso in cui l’elettore ometta di votare per una lista regionale, il voto validamente espresso per una lista provinciale si intende espresso anche a favore della lista regionale che risulta collegata alla lista provinciale votata.

Viene eletto alla carica di Presidente della Regione il capolista della lista regionale che consegue il maggior numero di voti. L’elezione dell’Assemblea regionale avviene con sistema proporzionale con correttivo maggioritario. Dei 70 seggi: 62 sono attribuiti in maniera proporzionale sulla base di liste di candidati concorrenti nei collegi elettorali provinciali; un seggio va al Presidente di Regione; uno al capolista della lista regionale che ottiene una cifra di voti validi immediatamente inferiore a quella conseguita dalla lista regionale risultata piu’ votata; i restanti, fino ad un massimo di 6, ai candidati della lista regionale del Presidente eletto. La soglia di sbarramento per l’assegnazione dei seggi e’ del 5% per le liste provinciali.

In corsa per la carica di Presidente della Regione siciliana ci sono: Nello Musumeci in corsa per il Centrodestra (Fi, Udc, Fdl-Noi con Salvini e autonomisti); Giancarlo Cancelleri, candidato alla Presidenza del M5S; per il centro sinistra e’ in corsa il rettore di Palermo, Fabrizio Micari sostenuto da Pd, Ap, Sicilia Futura, Idv, Arcipelago; per la Sinistra c’e’ Claudio Fava: ad appoggiarlo e’ una coalizione formata da Sinistra Italiana, Mdp-Art1, Verdi, Rifondazione comunista e movimenti civici. Infine l’indipendentista Roberto La Rosa, sostenuto dal movimento dei Siciliani Liberi.

Si profila scontro tra Musumeci e Cancelleri. I siciliani ne sono convinti: il prossimo presidente della Regione sarà scelto tra Giancarlo Cancelleri, del Movimento 5 Stelle, e Nello Musumeci, sostenuto dal centrodestra. Fino a pochi giorni fa i due candidati – come riporta oggi l’askanews – si sono inseguiti nei sondaggi che li vedono in testa alle preferenze dei siciliani, staccando il candidato del centrosinistra Fabrizio Micari, tallonato a sua volta dal candidato della sinistra più oltranzista Claudio Fava. Si profila dunque un testa a testa all’ultimo voto, con un risultato mai in bilico come questa volta. Secondo l’ultimo sondaggio Demos diffuso prima del silenzio imposto dalla legge, Nello Musumeci sarebbe infatti in vantaggio di un solo punto sul grillino Cancelleri. Una valutazione la cui chiave interpretativa va letta però tenendo presente che il Movimento 5 Stelle ha condotto una campagna elettorale capillare, che è andata a bussare alla porta delle piccolissime comunità dell’isola, difficilmente raggiunte dai rilevatori di sondaggio. La domanda è dunque quanto possa incidere, in punti percentuali, questa “zona” di elettorato non tracciata, e se sia tale da scalzare il primato al candidato di centrodestra. Più difficile appare invece una vittoria del candidato del Pd Fabrizio Micari, che ha pagato la spaccatura del centrosinistra, ma soprattutto la sua scarsa popolarità su tutta l’isola. Sul candidato di Renzi, però, pesa anche la “freddezza” con cui i sostenitori di sinistra hanno accolto l’ingresso di Ap di Alfano in coalizione. In quest’area apparentemente fuori dai giochi, dunque, si giocherà una sfida nella sfida: quella con Claudio Fava. Sono in molti, infatti, a domandarsi se il vicepresidente della commissione parlamentare Antimafia, in ascesa nell’indice di gradimento dei siciliani che 5 anni fa non lo poterono votare per un “incidente” burocratico, non possa addirittura arrivare davanti al rettore di Palermo, lanciando un chiaro e preoccupante segnale al Pd di Matteo Renzi. Di certo, un dato che sembra mettere tutti d’accordo, in negativo, è quello preccupante dell’affluenza alle urne. Cinque anni fa i siciliani che andarono a votare furono il 47% degli aventi diritto. Un astensionismo che sembra destinato a crescere alla luce del fatto che, come sembra dagli ultimi sondaggi, il 26% dei siciliani non sa neanche che domani si vota.