Montevago ricorda i caduti di Nassiriya, cerimonia di commemorazione il 12 novembre

L’amministrazione comunale di Montevago, presieduta dal sindaco Margherita La Rocca Ruvolo, nella ricorrenza del tragico eccidio dei militari italiani avvenuto a il 12 novembre 2003, invita la cittadinanza a partecipare, alle ore 11 di domenica 12 novembre 2017, alla santa messa nella chiesa Madre e alla cerimonia di commemorazione nella piazza dedicata ai Caduti  di Nassiriya dove sarà deposta una ghirlanda di alloro.

La strage di Nassiriya. Il 12 novembre 2003 (due anni, due mesi e un giorno dopo l’attentato alle Torri Gemelle, l’origine di tutto) un’autocisterna blu irruppe nella Base Maestrale di Nassiriya, una delle due sedi dell’Operazione Antica Babilonia (la missione di pace italiana in Iraq, avviata qualche mese prima con la partecipazione di tremila uomini, 400 dei quali appartenenti all’Arma dei Carabinieri). L’autocisterna esplose all’interno della base. Crollò gran parte dell’edificio principale, mentre fu gravemente danneggiata una seconda palazzina dove aveva sede il comando. I vetri delle finestre del complesso andarono in frantumi. Nel cortile davanti alla palazzina molti mezzi militari presero fuoco. In fiamme anche il deposito delle munizioni. Il bilancio fu devastante: 28 morti, dei quali 19 italiani (e fra questi dodici carabinieri). Il traffico nella zona circostante impazzì, mentre la popolazione scendeva in strada in preda al panico.

Così, avemmo anche noi il nostro 11 settembre. «C’è un grande cratere dove prima si trovava il parcheggio, a meno di 10 metri dalla facciata devastata della palazzina a tre piani», raccontò un giornalista. Il giorno successivo – come si legge sul sito carabinieri.it – il ministro della Difesa Antonio Martino, accorso sul posto, aggiunse una considerazione, dolorosa, ma niente affatto retorica: «Quel cratere è il nostro Ground Zero». A New York, dopo l’attacco alle Torri Gemelle, furono vendute oltre centomila bandiere a stelle e strisce. Nel momento della sventura, i cittadini americani dimostrarono il loro orgoglio nazionale, come fanno gli uomini forti.

L’Italia si comportò nello stesso modo. Il giorno prima dei funerali, nella camera ardente, il Presidente della Repubblica abbracciò a lungo, come un fratello, il padre del maresciallo Alfonso Trincone. Gli italiani abbracciarono allo stesso modo tutti i parenti delle vittime, riconoscendosi nel gesto spontaneo di Carlo Azeglio Ciampi. Fu indimenticabile il tributo della folla. Una coda infinita davanti al Vittoriano. Che si ingrossava di ora in ora, che resisteva durante la notte, che s’infoltiva ancora al mattino successivo, il giorno dei funerali. E poi il silenzio della gente al passaggio del corteo funebre verso la basilica di San Paolo fuori le Mura, i camion con i feretri, scortati dai Corazzieri a cavallo, a passo d’uomo. Scrisse con ammirazione l’intellettuale francese André Glucksmann: «Un popolo in lacrime, ma dignitoso e raccolto, si eleva all’altezza del compito. Ha compreso che i suoi carabinieri sono stati assassinati in una terra lontana perché l’Italia ha insegnato all’Europa l’arte e la dolcezza di vivere insieme in una società “civile”, sfuggendo alla legge della sciabola e del ricatto terroristico».

Commemorazione 2016 a Montevago