Elezioni Sicilia, mancano certificazioni su legge Severino: partono i ricorsi

La legge Severino ignorata in un primo momento e, in extremis, “rattoppata” alle elezioni regionali siciliane potrebbe creare qualche grana agli eletti all’Assemblea regionale. Un primo ricorso e’ stato presentato dal candidato di ‘Sicilia Futura’ nel collegio di Trapani, Giacomo Scala. Ma sul piede di guerra ci sono Vincenzo Vinciullo, candidato di ‘Alternativa popolare’ a Siracusa, e Giuseppe Picciolo di ‘Sicilia Futura’ a Messina: tutti non eletti alle ultime consultazioni elettorali. E molti altri sarebbero pronti a seguirli, tra cui Vincenzo Fontana, deputato uscente di Ap, in corsa nel collegio di Agrigento, e Pietro Alongi, non eletto nella lista dell’Udc. Tutti pronti a chiedere l’annullamento dei voti ottenuti dai candidati che non avevano depositato la dichiarazione in autocertificazione prevista dalla legge Severino. L’oggetto del ricorso riguarda il pasticcio burocratico – sollevato dall’agenzia di stampa ITALPRESS prima dello scadere della presentazione delle liste – consistente nel mancato riferimento della legge Severino nei moduli delle candidature, in cui gli aspiranti parlamentari avrebbero dovuto dichiarare di non trovarsi nelle condizioni di incandidabilita’ previste dalla norma anticorruzione (come, ad esempio, istigazione alla corruzione, abuso d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio). Nei moduli previsti dagli uffici regionali, invece, si faceva riferimento soltanto a una norma del ’90 ormai superata e non veniva citata quella che prende il nome dall’ex Guardasigilli che si applica anche alle Regioni a Statuto Speciale.

In una situazione di incertezza, alcuni candidati hanno firmato i moduli forniti dall’amministrazione, altri hanno invece aggiunto un’autocertificazione aggiuntiva. Come il centrosinistra che ha chiesto a tutti i propri rappresentanti di indicare il riferimento alla legge Severino. Il ricorso elettorale e’ stato depositato ieri al Tar di Palermo da Giacomo Scala, ex sindaco di Alcamo ed ex presidente dell’Anci Sicilia. Nel ricorso, Scala – candidato non eletto nelle liste di Sicilia Futura -, che ha presentato opposizione all’ufficio centrale circoscrizionale di Trapani e a quello regionale di Palermo, ha chiesto tramite il suo avvocato Fabio Sammartano, di annullare i voti dei candidati che non hanno depositato la dichiarazione in autocertificazione prevista dalla legge Severino. Contestualmente, ha chiesto “di non procedere alla proclamazione degli eletti inadempienti” e di annullare i voti ai candidati e alle liste. Vincenzo Vinciullo, ex presidente della commissione Bilancio, forte dei 7 mila voti nel collegio di Siracusa che ha portato in dote al partito di Angelino Alfano (rimasto fuori dall’Ars per non avere raggiunto il 5%), ha presentato “la diffida all’ufficio elettorale di Siracusa, insieme a Niki Pace dell’Udc, perche’ non si proceda alla proclamazione degli eletti. “Non si puo’ procedere alla proclamazione degli eletti – spiega all’ITALPRESS – abbiamo chiesto l’accesso agli atti, dopodiche’ faremo ricorso al Tar”.

A dare forza ai ricorrenti una recente sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato le candidature di alcune liste in Basilicata, proprio per la mancanza di autocertificazioni scritte in base alla legge Severino. Pronto a seguire Vinciullo un altro alfaniano, Vincenzo Fontana, primo dei non eletti di Ap con 5.300 voti, nel collegio di Agrigento. “Il problema esiste – sottolinea all’ITALPRESS -. Ci sono due sentenze del Molise e della Basilicata che vanno in questa direzione. Certo e’ che se i ricorsi verranno accolti, Ap potrebbe arrivare al 5 per cento e rientrare nella suddivisione dei seggi”. Deciso a procedere e’ Giuseppe Picciolo, candidato di Sicilia Futura, che a Messina ha avuto 10.300 voti. “Ho fatto la richiesta di accesso agli atti e sono pronto ad andare avanti, perche’ io, come altri miei colleghi, avevo presentato una dichiarazione integrativa”. La materia va trattata con prudenza. “Scala non sa perdere, anzi, gli piace vincere facile. Ha presentato un ricorso che e’ una vera boutade e non portera’ a nulla”, replica Mimmo Turano, ex capogruppo Udc rieletto all’Ars. Secondo Turano, che stamattina si e’ recato in tribunale, per vederci chiaro, “sembra che l’opposizione di Scala sara’ esaminata, anche se a me pare che non vi siano fondamenti perche’ vada avanti”. “In questo momento – dice Turano – non ho nemmeno chiesto la consulenza di un legale”.