Riciclaggio, sequestro da 100 milioni di euro ai Genovese

Ammonta a circa 100 milioni di euro il valore delle aziende, dei conti e degli immobili sequestrati perché considerati profitto o strumento di reato al parlamentare messinese Francantonio Genovese, alla moglie Chiara Schirò, al figlio Luigi il più giovane dei deputati eletti all’Ars, alla figlia Rosalia e al nipote Marco Lampuri. Si tratta del sequestro preventivo più grosso mai effettuato dalla Procura della Repubblica di Messina, ora guidata da Maurizio De Lucia. Il decreto è stato notificato a Genovese e ai suoi familiari e accompagnato da un’informazione di garanzia per i reati di riciclaggio e sottrazione indebita. Oltre ai soldi presenti sul conto di una società panamense, aperto in una banca di Montecarlo, e i conti correnti di Unicredit e di una banca messinese, sono stati sequestrati una villa, appartamenti a Roma e Taormina e quote di due societa’, la L&A e la Gepa, trasferite da Francantonio Genovese al figlio.

Luigi Genovese, eletto a Messina con oltre 17mila preferenze, secondo gli inquirenti avrebbe avuto un ruolo determinante nelle operazioni societarie fatte dal padre Francantonio, pure lui indagato, per riciclare, complessivamente, circa 30 milioni di euro. Per la Guardia di Finanza, che ha condotto l’indagine, i Genovese avrebbero usato quella che nel gergo si chiama la “tecnica dell’altalena”. Per mettere al riparo 16 milioni provento del riciclaggio e per sottrarsi fraudolentemente al pagamento delle imposte e delle sanzioni amministrative collezionate, che hanno raggiunto circa 25 milioni di euro, Francantonio Genovese si e’ spogliato di tutto il patrimonio finanziario, immobiliare e mobiliare a lui riconducibile, attraverso la societa’ schermo GE.FIN. s.r.l. (ora L&A Group s.r.l.) e Ge.Pa. s.r.l., di cui deteneva il 99% ed il 45% delle quote sociali, trasferendolo al figlio Luigi insieme a denaro proveniente dal precedente riciclaggio. Le partecipazioni societarie sono state dismesse attraverso strumentali operazioni: e’ stata deliberata, infatti, la riduzione del capitale sociale delle societa’, al di sotto della soglia di legge prevista dalla legge, per far fronte alle perdite artificiosamente generate dagli stessi indagati. Poi e’ stato disposto il ripianamento delle societa’ attraverso un nuovo versamento di capitale a carico dei soci. Anziche’ provvedere in prima persona, nonostante ne avesse le possibilita’ finanziarie, Francantonio Genovese ha dichiarato di rinunciare alla qualita’ di socio per mancanza dei fondi necessari, poche decine di migliaia di euro, per partecipare all’aumento di capitale, permettendo cosi’, ex novo, l’ingresso in societa’ del figlio, Luigi, privo di risorse economiche proprie. Questo ha permesso a Genovese di vanificare gli effetti del pignoramento che sulle sue quote era stato effettuato da Riscossione Sicilia. Egli infatti ha partecipato come custode delle quote alle assemblee nelle quali si e’ deciso di azzerare il valore delle proprie azioni – dell’importo di svariati milioni di euro – e di consentire al figlio Luigi di subentrare – con la sottoscrizione di strumentali aumenti di capitale – nella titolarita’ piena della societa’ eludendo il pignoramento. Le finalita’ illecite delle condotte sono state dimostrate dal fatto che Luigi Genovese, ha versato la propria quota di capitale con denaro ricevuto tramite bonifico, nei giorni immediatamente precedenti alle operazioni, dal padre.