Sicilia, inchiesta su De Luca: Riesame annulla misure cautelari

Il Tribunale delle Libertà di Messina accogliendo le istanze del deputato Udc-Sicilia Vera all’Ars Cateno De Luca, arrestato per evasione fiscale e scarcerato nei giorni scorsi, e di Carmelo Satta, ha annullato tutte le misure cautelari in esecuzione a loro carico, compreso il sequestro. Il Gip, nel revocare sabato scorso gli arresti domiciliari, aveva applicato a De Luca e Satta la misura interdittiva del divieto di esercizio di uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese. Inoltre, in merito al sequestro, erano stati liberati dal vincolo i soli beni personali degli indagati. Le motivazioni saranno depositate entro 45 giorni.

“De Luca e Satta non potevano essere arrestati. Ora a maggior ragione depositeremo non solo la terza denuncia contro il verminaio che nel tribunale di Messina ha fatto il bello e il cattivo tempo, condizionando il lavoro degli organi inquirenti e magistrati onesti, ma pretenderemo che il Csm e il ministero di Giustizia dispongano delle ispezioni per far cessare la mafia giudiziaria praticata da alcuni personaggi dello stato”. Lo dice su Facebook il neodeputato Cateno De Luca, commentando la decisione del tribunale del Riesame di Messina che ha annullato la misura interdittiva a suo carico. “Non mi attendo le scuse di nessuno – prosegue – perche’ nella vita prima di ogni cosa bisogna essere e saper essere uomini: il mondo politico purtroppo e’ infestato da quaraquaqua’ ed e’ governato da ominicchi che non hanno l’umilta’ dei veri uomini di chiedere scusa a fronte degli evidenti errori ed orrori commessi. Io chiedo scusa a Carmelo Satta e agli altri otto indagati, e rispettive famiglie, ed a tutti gli amici della Fenapi per tutto cio’, che per l’ennesima volta, ci e’ successo: e’ tutta colpa mia nel senso che avete pagato anche voi la mia colpa di volere fare politica onesta”.

“L’assoluzione di Cateno De Luca da tutti i reati contestatigli in relazione al cosiddetto ‘Sacco di Fiumedinisi’ e l’azzeramento di tutte le misure cautelari personali e reali da due organi giurisdizionali nello stesso Tribunale, dimostrano senza il minino dubbio che una ‘mano nera’ si aggira negli uffici giudiziari di Messina, la quale da tempo ha deciso che l’opera antimafia e antimassonica del deputato siciliano debba essere fermata”. Lo dicono gli avvocati Carlo Taormina e Tommaso Micalizzi, difensori del deputato regionale dell’Udc. “Bisogna dare atto – proseguono – alla magistratura illuminata di quel Tribunale di aver avuto il coraggio di elevare barricate di onesta’ contro questi inverecondi attacchi perpetrati verso un uomo delle istituzioni che ha il torto di fare politica solo con la buona amministrazione e che ha avuto l’ardire di volersi impegnare per la ripulitura del verminaio messinese che abbraccia centri di potere, universita’ e uffici giudiziari”.