Agrigento, “pizzo” sugli stipendi: confermate accuse contro candidato M5s La Gaipa

Uno stipendio formale perfettamente in regola con tanto di malattie pagate, indennità e previdenza varia, compresi gli 80 euro del bonus Renzi. Peccato, però, che poi andava restituita gran parte della somma e si arrivava a uno stipendio effettivo di circa 500 euro. La prospettiva, nel caso in cui ci si fosse ribellati, sarebbe stata quella di perdere il lavoro. Due ex dipendenti dell’albergo Costazzurra – come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola – hanno confermato in aula le accuse che hanno portato agli arresti domiciliari, con l’accusa di estorsione, l’imprenditore agrigentino Fabrizio La Gaipa, 42 anni, primo dei non eletti all’Ars nelle fila del Movimento 5 stelle. Lo hanno fatto, ieri mattina, nel corso dell’incidente probatorio che si è celebrato davanti al gip del tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, che due settimane fa ha firmato l’ordinanza cautelare che impone anche il divieto di dimora al fratello Salvatore La Gaipa, 46 anni, socio dell’attività ma coinvolto in misura minore perchè si sarebbe occupato solo occasionalmente della gestione del personale dell’hotel.

La Gaipa e il fratello sono arrivati in tribunale, autorizzati dal giudice, attorno alle 9,30 insieme ai loro difensori Diego Galluzzo e Calogero Petix. Poco distanti i due ex dipendenti che li accusano. Uno di loro, peraltro, ha registrato due conversazioni di nascosto che inchioderebbero Fabrizio La Gaipa alle sue responsabilità perchè si sente nitidamente discutere di termini, cifre e modalità della restituzione di una parte consistente, di oltre un terzo, dello stipendio. È stata proprio la consegna degli audio, fatti di nascosto col cellulare circa un anno fa, a fare scattare la richiesta di arresto da parte della Procura. Neppure un incrocio di sguardi, nè un momento di tensione fra le parti. I due ex impiegati sono stati ascoltati dal giudice e da tutte le parti: il pm Gloria Andreoli, i difensori degli indagati e i loro stessi legali – gli avvocati Salvatore Maurizio Buggea ed Emanuele Dalli Cardillo – che li assistono in qualità di parti offese.

In oltre tre ore di udienza – che nella sostanza rappresenta un’anticipazione del dibattimento nella fase delle indagini e cristallizza una prova rendendola pienamente utilizzabile al processo – i due ex dipendenti hanno confermato quanto rivelato in precedenza alla Squadra mobile che li aveva convocati dopo avere appreso da una “fonte confidenziale” dell’esistenza di un sistema di “pizzo” sulle buste paga. “Ogni mese – hanno spiegato – , dopo avere incassato lo stipendio, prelevavamo dal conto e concordavamo quello che dovevamo restituire”.