Lotta al bracconaggio nell’Agrigentino, attivato l’Ufficio Caccia e Pesca della Polizia Provinciale

Nel quadro generale dei controlli eseguiti dal Corpo di Polizia Provinciale di Agrigento sul territorio è stato attivato l’Ufficio Caccia e Pesca, una sezione autonoma del Corpo che si occupa della repressione delle violazioni in materia di attività venatoria e delle attività di pesca nei corsi d’acqua e nei laghi ed invasi della nostra provincia. Un’attività intensa, eseguita anche durante i giorni festivi, che fa seguito alle direttive del Commissario Straordinario Giuseppe Marino, e che, “nei limiti di un organico purtroppo carente dal punto di vista numerico – viene spiegato in una nota – rafforza ulteriormente i controlli sul territorio”.

A proposito di bracconaggio, continuano le indagini sull’omicidio di Paolo Stagno, 51 anni, l’operaio forestale di Montallegro morto domenica scorsa in un incidente di caccia tra i Monti Sicani in territorio di Burgio. Nel giorno dei funerali la famiglia, attraverso l’avvocato Teo Caldarone, ha lanciato un appello a chi ha sparato a presentarsi alle forze dell’ordine. “La Procura di Sciacca ed i carabinieri – ha detto l’avvocato al Giornale di Sicilia – stanno facendo un lavoro straordinario e mi risulta che la pista investigativa seguita per l’individuazione del responsabile dell’uccisione di Paolo è quella giusta. E’ auspicabile, pertanto, che colui che ha sparato si presenti spontaneamente all’autorità giudiziaria perché la sua posizione sta aggravandosi ogni ora di più”. Queste parole dell’avvocato Caldarone vanno nella direzione secondo la quale l’incidente di caccia sarebbe avvenuto perché qualcuno, non ancora identificato, sabato notte si trovava a Burgio e ha sparato, allontanandosi poi dalla zona, facendo perdere le proprie tracce. Carabinieri e Procura mantengono un riserbo strettissimo sulle indagini. Un colpo ha centrato Paolo Stagno, al volto. Piena collaborazione nella ricostruzione di quei momenti è stata offerta agli inquirenti da chi si trovava con Stagno, impegnato nella battuta di caccia, dai suoi compagni. Il colpo che ha fatto sfociare in tragedia la battuta di caccia sarebbe partito da un altro fucile. Altre persone, dunque, si sarebbero trovate in quella zona. Ed i carabinieri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Sciacca, sono impegnati a chiarire anche quest’aspetto. Bisognerà individuare chi, in quelle ore, si trovava in contrada Muti, dove la caccia non può essere effettuata. Una certezza è proprio questa, che l’attività di caccia in quella zona non poteva essere esercitata. Si tratta dunque di vero e proprio bracconaggio esercitato nelle forme più cruenti oltre che illegali. E’ molto probabile che anche i compagni di caccia della vittima passeranno guai giudiziari. Ma l’attenzione in questi giorni, giustamente, è rivolta su altro. La Procura della Repubblica di Sciacca procede per omicidio e questo si evince dagli atti notificati anche al legale della famiglia Stagno, l’avvocato Teo Caldarone, per l’accertamento tecnico svolto ieri. La famiglia non ha nominato un proprio consulente tecnico per l’autopsia. Delle indagini si occupano i carabinieri della compagnia di Sciacca, della tenenza di Ribera e della stazione di Burgio, coordinati dai sostituti Christian Del Turco e Michele Marrone.