Mafia, Sgarbi shock: ”Pm Di Matteo ha tratto beneficio delle minacce di Riina”

Il magistrato Nino Di Matteo, oggi sostituto alla Direzione nazionale antimafia, “ha tratto beneficio delle minacce di morte ricevute dal carcere da Totò Riina, ha cavalcato l’onda per fare il martire”. Lo ha affermato Vittorio Sgarbi, da pochi giorni assessore regionale ai Beni culturali in Sicilia, intervenendo oggi ad Agorà su Rai 3. “Io devo essere libero di dirlo. Quante cittadinanze onorarie ha avuto dopo le minacce? Ne hanno fatto un martire”, ha detto Sgarbi le cui parole, rilanciate dall’agenzia di stampa Adnkronos, sono di quelle destinate a far discutere, anche in considerazione del suo ruolo istituzionale di assessore della Regione siciliana.

Le minacce di morte del boss mafioso Totò Riina al pm Antonino Di Matteo “lo hanno reso un eroe nazionale” e lui “ha continuato a cavalcare” questa vicenda “a vantaggio del suo eroismo”. “Di Matteo non è un martire, tanto è vero che Riina è morto e lui è stravivo”, ha detto il neo assessore regionale siciliano ai Beni culturali Vittorio Sgarbi, intervenendo alla trasmissione Agorà su Rai. “Che bisogno c’è di raccontare al mondo quelle intercettazioni?”, ha aggiunto Sgarbi, riferendosi alle intercettazioni in carcere in cui il boss Riina parla del magistrato augurandogli la morte “del tonno” come “Falcone”. “Le hanno diffuse ovunque, perché non le tengono nascoste? Non dico che le minacce le ha volute lui ma ne ha tratto beneficio”. E ha aggiunto: “Fiammetta Borsellino lo ha denunciato per avere depistato il processo a suo padre, e si continua a rendere eroe uno come Di Matteo. Non voglio che nessun magistrato, tranne Falcone e Borsellino, venga indicato come eroe senza che lo sia”.

Il pm Nino Di Matteo, che indaga sulla trattativa Stato-mafia, nel 2014, aveva già querelato il critico d’arte Vittorio Sgarbi, oggi assessore della Regione siciliana, per diffamazione a mezzo stampa. “Dopo la pubblicazione successiva al deposito processuale delle intercettazioni di numerose conversazioni nelle quali Riina ripetutamente si riferisce alla mia persona anche manifestando la sua volontà di uccidermi – spiegò Di Matteo al Corriere della Sera – paradossalmente è iniziata quella che ritengo una vera e propria campagna di stampa che, partendo dal chiaro travisamento dei fatti, tende ad accreditare versioni che mi indicano quale autore di condotte e comportamenti che non ho mai tenuto. Non posso accettare che si continui a speculare impunemente perfino su vicende che tanto incidono anche sulla mia vita personale e familiare”.