“La zia d’America”, presentato a Ribera il libro di Maria Gaetana Vitanza Mazzotta

E’ stato presentato nella sede dell’Auser di Ribera dal giornalista Totò Castelli il libro di Maria Gaetana Vitanza Mazzotta “La zia d’America”, una “storia-racconto” che mette al centro una donna vissuta tra l’800 e il ‘900 in Sicilia, in particolare a Tortorici (Me) nota come “la città delle campane” e anche come “la città delle nocciole”. Si tratta – come osserva Maria Catania nella prefazione – di una storia di “emancipazione e coraggio nella donna dell’800” nella quale si profila l’identità di una giovane donna che ha scelto la strada della sofferenza e del sacrificio per meglio comprendere e salvare gli altri. La protagonista del libro (Giuseppina, Josephine quando si trasferisce negli States), madre di sette figli e di uno in arrivo nel 1913 quando il “caso” nasce, dopo aver scoperto il tradimento da parte del marito, di cui era innamoratissima, decide di tagliare i ponti con il mondo che la circonda e, violando decisamente gli schemi della cultura dominante che voleva che la donna dovesse subire senza colpo ferire la “violenza” provocata dal tradimento, decide liberamente di cambiare vita, d8i emigrare con quattro dei figli che accettano di seguirla (gli altri tre, invece, restano il padre, fatto questo che l’addolora notevolmente) e di andare a vivere oltre Oceano, in America affrontando le difficoltà, i rischi e notevoli sacrifici, riuscendo ad integrarsi nella nuova realtà a far crescere ed ad assicurare ai figli un futuro più che dignitoso.

Nel corso dell’incontro, aperto dal saluto della presidente dell’Auser Riubera Giovanna Valenti, l’autrice, che fin da bambina, ma inutilmente, aveva cercato di scavare sul perché della sofferta, coraggiosa per una donna dell’epoca, ma decisamente contro corrente, decisione adottata dalla protagonista del libro, ha sottolineato, tra l’altro, le difficoltà incontrate nel ricostruire la vicenda e di essere, comunque, riuscita nel suo intento e a raccontarla attraverso ricerche varie durate anni in Sicilia ed anche negli States con l’obiettivo di portare alla luce uno straordinario caso di emancipazione femminile dello scorso secolo in terra di Sicilia.