Stato-mafia, Di Matteo: dopo scellerata trattativa Ros ossessionati

“Dopo l’esosità e preso atto dell’impossibilità di accettazione delle richieste formulate da Riina, l’attenzione dei carabinieri si orienta verso Provenzano. Provenzano sapeva che Ciancimino stava parlando con i carabinieri e i carabinieri sapevano che il referente diretto di Ciancimino era Provenzano”. Lo ha affermato il Pm Nino Di Matteo, nel corso della requisitoria al processo sulla trattativa Stato-mafia. Di fatto, argomenta il magistrato secondo quanto riporta l’Agi, dopo la strage di via D’Amelio la trattativa in corso si evolve in questo modo: Ciancimino, dopo averlo concordato con Provenzano, predispone una controproposta. Ma – secondo l’accusa – dopo la morte di Paolo Borsellino il dialogo Ciancimino-carabinieri ha anche un altro obiettivo: la cattura di Riina, per togliere di mezzo quel terminale troppo scomodo, che pretendeva tutto e subito quello che certamente non si poteva concedere.

“Gli odierni imputati – ha affermato Di Matteo – hanno sempre falsamente spostato a dopo la strage di via D’Amelio i contatti e i dialoghi con Vito Ciancimino. E lo hanno fatto per un solo, semplice, motivo: erano ossessionati dal timore di essere considerati, in seguito alla scellerata iniziativa di trattare con la mafia, i responsabili morali del rafforzamento dell’attività stragista di Cosa nostra, voluta da Salvatore Riina, e che causò quell’accelerazione improvvisa che portò all’omicidio del dottore Borsellino, il 19 luglio 1992, appena 57 giorni dopo la strage di Capaci“.