Agrigento, Andrea Camilleri rievoca in tv incontro con Robert Capa davanti al tempio della Concordia

Nel 1938 Robert Capa era già definito ”il migliore fotoreporter di guerra del mondo”. Ma nella ”luce abbagliante” di una mattina del luglio 1943, sbarcati gli americani in Sicilia, ad un Andrea Camilleri ragazzino, arrivato con la bicicletta nella valle di Agrigento per controllare se i templi fossero stati risparmiati dai bombardamenti, quel soldato americano che tentava di fotografare il tempio della Concordia apparve come un ”perfetto sconosciuto”, che però destava meraviglia per quella sua ricerca di una angolatura. Ma soprattutto per quel suo usare la ”macchina come una mitragliatrice” mentre a ”terra ma con la pancia all’aria” fotografava il duello nel cielo tra un aereo tedesco e uno americano.

Andrea Camilleri ricorda così l’incontro con il fotografo Robert Capa. Un incontro che lo scrittore siciliano aveva già rievocato in ‘Una corsa verso la libertà’, uno scritto contenuto nel libro di Gaetano Savatteri ‘La volata di Calò’ (Sellerio) e di cui a parlato ancora una volta nei giorni scorsi durante la trasmissione Meraviglie di Alberto Angela su Rai 1 che ha registarto boom di ascolti. La storia è già stata raccontata dall’agenzia di stampa Adnkronos.

Siamo nel luglio 1943, gli americani sono sbarcati in Sicilia e un non ancora diciottenne Camilleri appena vede la prima jeep americana arrivare a Serradifalco, dov’era sfollato con la famiglia, agguanta una bicicletta per dirigersi a Porto Empedocle, ”per avere notizie di mio padre che era rimasto lì durante lo sbarco alleato”. Dopo ”un viaggio allucinante”, attraverso ”paesaggi di morte”, arriva in paese dove viene a sapere che il padre è salvo. Dopo una notte su una branda militare, ”appena aperti gli occhi, mi vennero a mente i templi di Agrigento. Ero sicuro che i bombardamenti li avevano danneggiati. Volevo vederli, controllare di persona. Inforcai la bicicletta e cominciai a pedalare”.

”Nella luce abbagliante di quella mattina di luglio, il tempio m’apparve intatto – scrive Camilleri – Nello spiazzo antistante c’era un soldato americano che stava fotografando il tempio. O almeno tentava. Perché inquadrava, scuoteva la testa, si spostava di qualche passo a sinistra, scuoteva nuovamente la testa, si spostava a destra. A un tratto si mise a correre, si fermò, cercò un’altra angolazione. Neppure questa volta si mostrò contento. Io lo guardavo meravigliato. Il tempio quello era, bastava fotografarlo e via. Che cercava? Doveva essere un siciliano, lo si capiva dai tratti, forse voleva portare un ricordo ai suoi familiari in America. In quel momento, fummo assordati da un rumore di aerei e di spari. In cielo, ma a bassissima quota, si stava svolgendo un duello tra un aereo tedesco e uno americano. Mi gettai a terra. Anche il soldato si gettò a terra, ma, al contrario di me, a pancia all’aria. Scattava fotografie una appresso all’altra senza la minima indecisione, la macchina tra le sue mani era un’arma, una mitragliatrice. Poi i due aerei scomparvero. Ci rialzammo, gli dissi qualcosa in dialetto. Non capì. Io non parlo inglese, ma qualche parola la capisco. Mi spiegò che era un fotografo di guerra. Mi scrisse su un pezzetto di carta il suo nome: Robert Capa. Per me, allora, un perfetto sconosciuto. Ci salutammo. Ripresi la bicicletta, tanto la strada ora era tutta in discesa”.