Terremoto del Belice, i sindaci: stiamo costruendo il nostro futuro tra imprenditoria intelligente e turismo culturale

Le ferite sono in gran parte rimarginate. Ma ora il Belice, a cinquant’anni dal terremoto che domenica sara’ ricordato alla presenza del presidente Sergio Mattarella, e’ di fronte a una grande sfida. “Stiamo costruendo il nostro futuro” hanno detto, con accenti diversi ma con una visione condivisa delle questioni ancora aperte, i sindaci della Valle del Belice riuniti nell’auditorium della sede Rai di Palermo. L’incontro, come riporta l’Ansa, ha offerto l’occasione per tracciare a grandi linee la condizione del presente che secondo Margherita La Rocca Ruvolo, sindaco di Montevago, e’ segnata dall’esodo “ancora piu’ tragico” di tanti giovani costretti a cercare altrove un lavoro che “qui non c’e'”.

Ma vanno ancora completate le opere di risanamento in un territorio che secondo il sindaco di Vita, Filippa Galifi, e’ ancora disseminato di amianto, finanziati gli ultimi progetti dei privati e ultimati gli interventi di urbanizzazione in zone come il quartiere Cannitello di Santa Margherita Belice. E poi c’e’ il grande tema delle “identita’ perdute” sollevato dai sindaci dei paesi costruiti in siti diversi e anche lontani come Salaparuta e Gibellina. “Sono stati costruiti paesi che hanno accolto le persone ma non le hanno aggregate. Meglio le baraccopoli che non i nuovi tessuti urbani”, ha sottolineato il sindaco di Salaparuta, Michele Saitta, che in un paese di 1.700 abitanti gestisce una viabilita’ di 20 chilometri, “per gli spostamenti serve l’auto” e tre case su quattro sono disabitate.

Il caso di Gibellina e’ ancora piu’ simbolico: il nuovo paese e’ stato costruito a 15 chilometri dal vecchio. Per tutti queste soluzioni urbanistiche, imperniate su un’astratta idea di grandi spazi, “si sono rivelate un grave errore”. E hanno abbandonato interi paesi dove sopravvivono, a distanza di mezzo secolo e in condizioni di degrado crescente, i ruderi del terremoto. Come a Poggioreale diventato il simbolo dei paesi fantasma. Tuttavia, ha ribadito Nicola Catania coordinatore del comitato dei sindaci, il Belice ha avuto la capacita’ di cambiare rotta. Un popolo che viveva di agricoltura in un territorio segnato dalla poverta’, si e’ rimesso in moto con una nuova imprenditoria, ha creato nuove aziende specialmente vinicole, ha creduto nel turismo e nella forza attrattiva dei beni culturali. Proprio la cultura, ha detto il sindaco di Gibellina, Salvatore Sutera, e’ riuscita a creare nuove opportunita’ “a partire dall’idea utopica” di Ludovico Corrao che “con l’arte ha riempito gli spazi” e ha trasformato il paese ricostruito in un museo all’aperto.

Imprenditoria intelligente e turismo culturale, e’ il giudizio unanime dei sindaci, hanno trasformato il volto del Belice che domenica 14 gennaio a Partanna, alla presenza di Mattarella, si appresta a ricordare la tragedia del terremoto con l’occhio rivolto al futuro. Il comitato dei sindaci ha preparato un cartellone di eventi, coordinato da Tanino Bonifacio, nei quali il sindaco di Sambuca, Leo Ciaccio, riconosce la forza di una comunita’ che si vuole impegnare, anche con “l’arma della cultura e della bellezza”, per chiudere per sempre la pagina tragica del terremoto.