Archeologia, reperti sequestrati ai tombaroli in mostra a Palma di Montechiaro

“Il Patrimonio ritrovato. Percorsi di legalità nella Terra del Gattopardo”. E’ il titolo della mostra di reperti archeologici provenienti da sequestri dalle forze dell’ordine, organizzata dalla soprintendenza di Agrigento, che sarà inaugurata l’11 gennaio  alle ore 11 al Palazzo Ducale di Palma di Montechiaro. Porteranno il loro saluto: Maria Elena Volpes, dirigente generale Beni culturali e dell’Identità siciliana; Gabriella Costantino, soprintendente Beni culturali di Agrigento; Giuseppe Pontillo, direttore dei Beni culturali ecclesiastici; il sindaco di Palma di Montechiaro Stefano Castellino. Interverranno: il comandante del Nucleo dei Carabinieri Tutela patrimonio culturale di Palermo Luigi Mancuso; la dirigente scolastica dell’istituto “Giuseppe Tomasi di Lampedusa”; l’archeologa della soprintendenza Domenica Gullì e il dirigente dell’unità operativa di archeologia della soprintendenza Francesco Vecchio.

“La mostra – spiega Vecchio – è stata dedicata ai reperti trafugati da tombaroli senza scrupoli e destinati a perdersi nel mercato illegale internazionale. Il loro recupero è avvenuto grazie all’impegno dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza e alla preziosa collaborazione della Magistratura. La mostra è il risultato di un lavoro di selezione operato su quattro lotti di materiale archeologico sequestrato in questi ultimi anni; ne fanno parte anche alcuni reperti realizzati da abilissimi falsari e destinati a collezionisti privati. Strappati al loro destino di oblio, tali reperti sono tornati ad essere patrimonio di tutti: la loro collocazione nelle vetrine è stata guidata da un criterio tematico. Si possono ammirare i reperti seguendo un itinerario che guida i visitatori attraverso la fruizione a cui erano destinati. Grazie al lavoro degli archeologi della soprintendenza si può attingere contestualmente ad approfondimenti storici, anche in formato digitale. Una sezione è stata dedicata, attraverso alcune tavole, alla legislazione dei beni culturali riguardante le leggi emanate in caso di ritrovamenti fortuiti, furti di opere d’arte e acquisti illegali”.

“Questa mostra – afferma la soprintendente Gabriella Costantino – è stata pensata per restituire alla collettività una collezione di reperti archeologici provenienti da sequestri operati dalle forze dell’ordine, frutto di scavi clandestini e commercio illegale. Il grande valore aggiunto è quello di far comprendere al pubblico l’importanza della conservazione dei beni culturali come bene della collettività e il suo valore identitario e far emergere quale enorme danno viene arrecato da scavi e commercio illegali. Ma il senso profondo di questa iniziativa corre anche attraverso quel sottile fil rouge che la lega al luogo, a Palma di Montechiaro, alle sue storie scritte sui monumenti barocchi, strettamente legati alla figura di Giulio Tomasi, come il magnifico Palazzo Ducale, ed ancora la Chiesa Madre, il Convento delle Benedettine, scrigni ricchi di opere d’arte, al cui studio e valorizzazione la soprintendenza ha dedicato negli anni diversi interventi di rilievo, come il restauro di molti dipinti, opera alcuni di Domenico Provenzani e di altri esponenti della pittura siciliana dei secoli XVIII-XIX. L’iniziativa dunque si carica di un profondo e intenso significato che corre sul binario parallelo della divulgazione culturale e del principio di legalità”.

“L’idea di organizzare una mostra con opere oggetto di sequestri del mercato antiquario – spiega l’archeologa Domenica Gullì – non trae spunto solo dal pur inderogabile dovere della divulgazione, condivisione e valorizzazione ma trova il suo punto di forza soprattutto nella scelta del luogo di allestimento, Palma di Montechiaro, che conferisce il valore aggiunto di un luogo simbolo alla lotta per la legalità. Il Palazzo Ducale, dove la seduzione degli echi del Gattopardo si intreccia al particolare fascino intrinseco del magnifico palazzo seicentesco, diventa un luogo simbolo, segno di quell’importante e sentito momento di rinascita di Palma di Montechiaro. La mostra è allestita al primo piano del Palazzo Ducale: il percorso si snoda su due sale, con l’esposizione di reperti provenienti da donazioni di privati cittadini alla soprintendenza e reperti recuperati dalle forze dell’ordine da collezionismo illegale, pratica intrinsecamente collegata al traffico dei reperti archeologici e agli scavi clandestini. Essendo per la maggior parte dei casi reperti privi ormai di contesto, di cui non conosciamo spesso neanche il sito di provenienza, si è scelto di elaborare un apparato didattico presentando i reperti soprattutto in relazione alla loro funzione, quindi non strettamente cronologico, con diversi approfondimenti tematici”.