I sindaci del Belice a 50 anni dal sisma: “Ora mostriamo la bellezza del nostro territorio”

Le celebrazioni per il cinquantenario del terremoto del Belice, che prendono il via domani con la visita a Partanna del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, non vogliono essere soltanto un momento di mera memoria.

”Abbiamo fortemente voluto che queste celebrazioni fossero un’opportunità per mostrare la bellezza di questa Valle e di tutte le sue ricchezze. Un’occasione per andare oltre quello stereotipo che da 50 ci portiamo dietro. Non è vero che qui non si è fatto nulla. E’ stato fatto tanto e bene, grazie alla caparbietà, all’ostinazione, alla resilienza degli abitanti del Belice che sono riusciti a risollevarsi da quella tragedia”. Lo ha detto all’Adnkronos il sindaco di Partanna e coordinatore del Coordinamento dei sindaci della Valle del Belice Nicola Catania. “Bisogna guardare a questa Valle – ha aggiunto il coordinatore dei sindaci della Valle del Belice – con occhi intelligenti e vedere il suo grande patrimonio naturalistico, la sua rete museale e culturale, il suo patrimonio enogastronomico, la sua capacità di attrazione turistica”.

Memoria ma anche riscatto dunque perché, come sottolinea all’Adnkronos il sindaco di Gibellina Salvatore Sutera, ”il Belice non si è mai pianto addosso, ha saputo lottare, in un primo momento anche contro uno Stato che sembrava sordo alle sue richieste. Stato che è ancora in debito con questo territorio. Da ‘sfatare’ anche l’idea che questa Valle sia stata un luogo di sperpero di denaro pubblico: il Belice è costato allo Stato 1/3 rispetto al Friuli”.

Il terremoto del ’68 rase al suolo il paese di Gibellina che oggi sorge a circa 15 chilometri di distanza dal vecchio centro. Oggi, i resti del paese sono quasi completamente ricoperti del ‘Cretto di Gibellina’, l’opera realizzata da Alberto Burri. ”Per gli abitanti del paese ricordare quella notte è ancora una forte emozione – spiega il sindaco – C’è il dolore di chi l’ha vissuta e che in quella tragedia ha perso familiari e amici e c’è la volontà di trasmettere il ricordo ai giovani che non erano ancora nati ma per i quali può rappresentare un momento di riflessione”. Se la Valle del Belice è un territorio che, letteralmente, ha saputo rinascere dalle sue macerie, i primi cittadini della zona non nascondono che ci sono ancora delle cose da fare, delle ”ferite da sanare”. ”Si tratta di ferite vecchie e nuove – spiega il sindaco di Partanna – Ci sono cittadini che hanno acquisito il diritto a vedere ricostruite le loro proprietà e ancora aspettano, c’è un’infrastrutturazione da completare, opere di urbanizzazione primaria da portare a termine”.

A Santa Margherita Belice per esempio, ci sono ancora quartieri dove la rete idrica e fognaria non è completa. Le ferite ”nuove” riguardano invece ”le difficoltà per i sindaci ad amministrare città progettate e ricostruite per grandi comunità e vissute invece da pochi abitanti – continua Catania – la manutenzione di grandi opere realizzate 50 anni fa e che adesso sono vecchie, la gestione di un patrimonio immobiliare di case diroccate dei centri storici, abbandonate dopo il terremoto e che ora costituiscono un pericolo per l’incolumità pubblica”.

Il sindaco di Montevago, Margherita La Rocca Ruvolo, invita la cittadinanza a partecipare alle manifestazioni previste per il 50° Anniversario del Sisma del gennaio 1968. A Montevago nel vecchio centro il 14 gennaio alle 16,30 si terra’ la Santa Messa di commemorazione delle vittime del sisma officiata dall’arcivescovo di Agrigento, cardinale Francesco Montenegro, e dai vescovi di Monreale, Trapani, Mazara del Vallo e Piana degli Albanesi, rispettivamente Michele Pennisi, Pietro Maria Fragnelli, Domenico Mogavero e Giorgio Demetrio Gallaro. Seguira’ un fiaccolata di raccoglimento in onore delle vittime del terremoto.