Sisma del Belice, cardinale Montenegro a Montevago: “Il mostro non ha vinto, insieme costruiamo”





Una messa a Montevago nel vecchio centro del paese colpito 50 anni fa dal terremoto del Belice in memoria delle vittime. Un rito celebrato nel pomeriggio dall’arcivescovo di Agrigento, cardinale Francesco Montenegro, e dai vescovi di Monreale, Trapani, Mazara del Vallo e Piana degli Albanesi, rispettivamente Michele Pennisi, Pietro Maria Fragnelli, Domenico Mogavero e Giorgio Demetrio Gallaro. Poi una fiaccolata tra le strade del vecchio paese. “In questi giorni – ha detto  il cardinale Montenegro nel suo messaggio – il pensiero e il cuore non possono non tornare a quanto accadde 50 anni fa: il terribile terremoto che purtroppo ha lasciato gravi ferite in tanti paesi della Sicilia. Come un mostro ha tentato di coprire con le macerie ricordi, storia e storie. Come se avesse voluto scrivere la parola fine di e in tante comunità”.

Eppure, si dice sicuro il cardinale, “il terribile mostro non ha vinto. La volonta’ e la tenacia di molti assieme all’amore per il proprio territorio hanno avuto il sopravvento! Quella storia iniziata 50 anni fa vede anche noi protagonisti, anche solo per il fatto che sono presenti molte persone di allora. Quella storia tocca a noi continuarla”.  Le vittime di allora “ci chiedono di amare ancora di piu’ questa terra, non di sopportarla. Sentiamoci in debito nei loro riguardi”. Le citta’, sostiene Montenegro, “non muoiono sino a quando chi le abita e’ capace di gettare intorno a se’ semi di futuro. Tocca a noi continuare a vivere, operare e costruire qui la vita e il tempo. Amiamo e rispettiamo sempre questa terra, la sua gente, la sua storia, la sua tradizione.

Guardiamo tutto e tutti con occhi d’amore, nonostante le tante ferite, passate e recenti. Rifiutiamo di restare narratori di una storia triste che appartenne ad altri, ma sentiamoci protagonisti orgogliosi di una storia nuova e possibile che ci e’ stata consegnata. Edifichiamo ma insieme, viviamo ma insieme, nelle nostre citta’, perche’ siano a misura d’uomo”. Insieme, conclude l’arcivescovo di Agrigento, si tratta di costruire comunita’ “che sanno e vogliono parlare di speranza, di futuro, di fraternita’. E’ il modo per sconfiggere definitivamente un mostro del passato. E’ il modo per avere la certezza che il futuro nuovo e’ gia’ iniziato!”.