Trattativa Stato-mafia, pm: firmata cambiale in bianco a Cosa Nostra

“La vittima delle estorsioni che dovrebbe denunciare, quando cede e paga, si fa complice della organizzazione criminale. Cosi’ cedendo al ricatto, lo Stato si e’ messo nelle mani della mafia. Dopo il ’93 ha allentato la stretta nella politica carceraria e ha firmato una cambiale in bianco senza avere le garanzie che Cosa nostra avrebbe rispettato l’accordo e le stragi sarebbero cessate”.Come racconta l’Ansa, torna sul cedimento delle istituzioni nella politica carceraria e nel rafforzamento che questo comporto’ dell’organizzazione mafiosa, forte della sua vittoria, il pm Vittorio Teresi che sta tenendo la requisitoria del processo sulla trattativa Stato-mafia. Teresi ha ricordato la mancata proroga di 334 provvedimenti di 41 bis per altrettanti criminali decisa nel 1993 proprio come segnale di “distensione” verso cosa nostra. Mancata proroga a cui si era opposta la Procura di Palermo e che avrebbe assicurato benefici, secondo la Procura, a decine di mafiosi di spicco come Vito Vitale e Giuseppe Fidanzati. Teresi ha parlato anche della figura dell’ex vicecapo del Dap Francesco Di Maggio come tra i principali protagonisti della linea penitenziaria morbida, scelta per paura dalle istituzioni. E ha puntato il dito contro i carabinieri imputati al processo, Mario Mori, Giuseppe De Donno e Antonio Subranni, che avviarono la cosiddetta trattativa e col loro comportamento avrebbero spinto lo Stato a cedere e istigato al tempo stesso Cosa nostra ad andare avanti con la strategia terroristica.