Omicidio Miceli a Cattolica Eraclea, eseguiti esami antropometrici sull’indagato

Esami antropometrici: in sostanza una misurazione scientifica dell’arto per comprendere se è compatibile con la scarpa trovata in campagna che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata abbandonata dal killer e sarebbe la prova decisiva che inchioderebbe l’indagato alle sue responsabilità. Come racconta il Giornale di Sicilia oggi in edicola, ieri mattina, come chiesto e ottenuto dai difensori, gli avvocati Santo Lucia e Giovanna Morello, che sollecitavano nuove indagini, il biologo Gregorio Seidita, nella cella del carcere Petrusa dove è detenuto Gaetano Sciortino, 53 anni – l’operaio di Cattolica Eraclea arrestato il 20 ottobre con l’accusa di avere brutalmente ucciso a colpi di oggetti contundenti il marmista Giuseppe Miceli, 67 anni – è stata eseguita la misurazione degli arti, e in particolare della pianta del piede, al fine di accertare se è compatibile con la scarpa trovata in aperta campagna. I legali avevano chiesto, nei giorni scorsi, una proroga delle indagini per raccogliere altri elementi e approfondire il quadro istruttorio. Il pm Gloria Andreoli ha dato l’autorizzazione ad eseguire, con un proprio consulente, alcuni accertamenti antropometrici su Sciortino al fine di approfondire un aspetto ritenuto decisivo.

Una delle prove principali sarebbe, infatti, il ritrovamento di una scarpa in una discarica: secondo gli inquirenti sarebbe stata quella che avrebbe utilizzato l’assassino e che Sciortino, intercettato e controllato col gps, avrebbe tentato di far sparire non riuscendovi perché incontrò un conoscente e dovette cambiare strada. Niente tracce organiche sulla scarpa ma il numero (43) sarebbe lo stesso che calza Sciortino. “La misurazione della suola e della pianta del piede del nostro assistito – hanno sottolineato i difensori – differiscono di tre centimetri”. Gli accertamenti antropometrici fatti ieri mattina potranno fare ulteriore chiarezza su questo aspetto. Altri elementi che si chiede di mettere a fuoco, in parte come consulenza tecnica e in parte con le forme dell’incidente probatorio – su cui, quindi, dovrà pronunciarsi il gip Stefano Zammuto che ha firmato il provvedimento – riguardano gli oggetti contundenti (un booster e un piatto di marmo) che sarebbero stati utilizzati per uccidere Miceli e lo stesso laboratorio dove l’artigiano lavorava ed è stato ucciso. I difensori chiedono di eseguire ulteriori accertamenti sulle impronte.

L’inchiesta, comunque, è ultimata perché la Procura ha fatto notificare l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Il movente non è ancora chiaro. Sciortino è stato pedinato dai carabinieri e intercettato perché i sospetti sono caduti subito su di lui. La vittima, secondo quanto ipotizzano gli inquirenti, sarebbe stata a sua volta pedinata dal suo omicida per tre ore e l’auto immortalata dalle telecamere di videosorveglianza sarebbe stata di Sciortino. Il movente ipotizzato in un primo momento sarebbe stato la rapina ma il gip ha escluso la sussistenza di indizi.