Mafia nell’Agrigentino, moglie del boss fa “la bella vita” e i “picciotti” si lamentano a Raffadali

La moglie del capomandamento mafioso fa la bella vita in un momento di crisi economica e i ‘picciotti’ di Cosa nostra si lamentano. E’ il curioso retroscena emerso dall’operazione antimafia Montagna che oggi ha portato all’arresto di oltre 50 persone nell’Agrigentino. E’ il 12 giugno 2014, e Giuseppe Nugara e Giuseppe Luciano Spoto – come riporta l’agenzia di stampa Adnkronos – vanno a Raffadali ad incontrare Antonino Vizzì, “referente della famiglia mafiosa di Raffadali ed unico ad avere contatti con gli appartenenti alla famiglia Fragapane”, come dicono gli inquirenti. Parlando della corresponsione del denaro alla moglie di Francesco Fragapane, detenuto, i due interlocutori si dicono “amareggiati” per il fatto che l’interessata, “nonostante l’evidente difficoltà in cui versano le famiglie mafiose coinvolte, pretenda sempre più di quello che gli viene consegnato perché abituata ad un determinato stile di vita”. “Ma se per adesso ci sono tempi brutti… – dice Nugara nella intercettazione -che c’è da fare! Se poi c’è qualcuno che si intromette nella famiglia di lei a noi che ci interessa!… che lei… fa quello che fa o si prende i soldi o meno… prende la suocera… la zia… il padre la prende per le orecchie e gli dice: ‘Bella mia, vedi che soldi non ce ne sono, che fai?’, così. Se a lei gli piace la bella vita… la bella vita come gli deve piacere che il marito è rinchiuso…”.

Francesco Fragapane, 37 anni, figlio dello storico capomafia di Santa Elisabetta Salvatore, da anni ergastolano al 41 bis. Scarcerato nel 2012 dopo aver scontato sei anni di prigione, Fragapane ha ricostituito e retto lo storico mandamento che comprende tutta l’area montana dell’agrigentino e i paesi di Raffadali, Aragona, S. Angelo Muxaro e San Biagio Platani, Santo Stefano di Quisquina, Bivona, Alessandria della Rocca, Cammarata e San Giovanni Gemini. Fragapane era poi stato riarrestato e nuovamente liberato la scorsa estate: attualmente era sorvegliato speciale. Nell’inchiesta sono coinvolti diversi familiari del padrino di Agrigento e capimafia a lui alleati. L’indagine e’ coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Paolo Guido e dai pm Gery Ferrara e Claudio Camilleri. Le accuse contestate vanno dall’ associazione mafiosa, al traffico di droga, alla truffa, estorsione e a un’ipotesi di voto di scambio.