Mafia, appello di Cutrò a Mattarella: “Vogliono uccidermi, lo Stato protegga la mia famiglia”

“L’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia fa appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché – si legge in una nota – si faccia tutto il possibile per proteggere la famiglia Cutrò e sopratutto si faccia chiarezza su come sia stato possibile che la Commissione Centrale del Ministero degli interni abbia revocato le speciali misure di protezione mettendo così a grave rischio di vita la mia famiglia”.

“Quello che fa più male – dichiara il presidente dell’associazione Ignazio Cutrò commentando quanto emerso dall’operazione Montagna – sta proprio nelle parole intercettate dai carabinieri nel corso delle indagini: il capomafia confida nel fatto che lo Stato si stancherà di proteggere la famiglia Cutrò. Anzi per il capomafia questa è una certezza! Il nocciolo sta proprio nella assoluta consapevolezza del capomafia che basterà semplicemente attendere che lo Stato si stufi di Ignazio: che lo faccia per risparmiare danaro e quindi per ridurre i costi della sua protezione oppure per il suo temperamento, per le sue proteste poco importa. Il capomafia sa bene che deve soltanto attendere questo momento e potrà uccidere Ignazio Cutrò e la sua famiglia. Noi, se siamo uno Stato civile che vuole veramente sconfiggere le mafie e sostenere gli onesti cittadini che denunciano dobbiamo infrangere, spezzare questa granitica certezza del capomafia che mai e poi mai lo Stato smetterà di proteggere i testimoni di giustizia. Invece – secondo Cutrò – accade l’esatto contrario tanto che, nonostante sappiamo bene che le mafie non dimenticano, il Ministero dell’Interno, la Commissione Centrale presieduta dal viceministro, la Prefettura e la Procura e anche la Direzione Nazionale Antimafia preferiscono rischiare la vita del testimone piuttosto che ascoltare le sue richieste e domandarsi se forse il testimone non abbia pienamente ragione a gridare forte la sua indignazione.”.

Quello che per lo Stato è normale prassi, cioè la revoca delle misure speciali di protezione, per il capomafia è la giusta occasione per vendicarsi e uccidere Ignazio Cutrò. Quando – conclude Ignazio Cutrò – capiremo che la vita e l’onore degli onesti, dei testimoni di giustizia, è un valore irrimunciabile nella lotta contro le mafie allora potremo coronare il sogno di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino di vivere in un Paese libero dalla violenza mafiosa e dalla stupidità di chi, nelle Istituzioni, pensa di contrastare le mafie senza una strategia a dimensione nazionale e locale”.

Tra le intercettazioni acquisite dalla Dda di Palermo nell’ambito dell’operazione Montagna – come riporta risoluto.it – c’è quella del capomafia di San Biagio Platani Giuseppe Nugara, che il 6 febbraio del 2014 mentre va a Bivona per incontrare Giuseppe Luciano Spoto ritenuto il capo della locale famiglia mafiosa. Nugara parla con un’altra persona, lasciandosi andare a commenti sulla decisione di Ignazio Cutrò di collaborare con la magistratura: «Si è rovinato, ha rovinato una famiglia, anche i figli stessi tutti controllati, appena lo Stato si stanca, che gli toglie la scorta, poi vedi che poi…».