Mafia della Montagna, sindaco Sabella respinge le accuse davanti al gip

Solo cinque dei venti tra boss ed estortori dell’Agrigentino arrestati lunedì scorso nella maxi operazione Montagna e comparsi oggi davanti al gip hanno risposto all’interrogatorio di garanzia. In tutto in cella sono finite 58 persone. Gli altri indagati verranno sentiti venerdì prossimo. Tra i 5 arrestati che hanno rinunciato alla facoltà di non rispondere – come riporta l’Ansa – anche il boss di Castronovo Giovanni Gattuso e il sindaco di San Biagio Platani, Santo Sabella. Il capomafia è accusato di associazione mafiosa, il sindaco, che oggi è stato sospeso, di concorso esterno in associazione mafiosa. L’anziano padrino ha negato ogni suo coinvolgimento nell’organizzazione mafiosa e alla contestazione delle intercettazioni ha sostenuto che ci fossero errori nelle trascrizioni dei carabinieri. Il sindaco, invece, ha giustificato i suoi rapporti col capomafia di San Biagio Platani Giuseppe Nugara sostenendo si limitava a cercare impiego presso la sua attività per i disoccupati del paese.

Per i pm Claudio Camilleri, Gerui Ferrara e Alessia Sinatra, che hanno coordinato l’inchiesta, la realtà sarebbe ben diversa: il sindaco avrebbe concordato le candidature alle comunali con i boss e condizionato gli appalti in favore delle cosche. L’indagine, che ha decapitato i vertici della mafia agrigentina, svelando la costituzione di un mandamento che comprendeva diversi comuni della zona montana, ha accertato decine di taglieggiamenti. Nessuna vittima ha denunciato gli esattori del racket. Il pizzo veniva chiesto anche a un’associazione che gestiva l’accoglienza dei migranti. Tra gli arrestati il boss Francesco Fragapane, figlio delllo storico padrino Salvatore, detenuto al 41 bis e condannato all’ergastolo. Sarà interrogato venerdì prossimo. Nel corso delle perquisizioni a casa di alcuni arrestati sono stati trovati complessivamente 500mila euro in contanti.