Mafia, operazione Montagna: “Niente guerre, dobbiamo stare calmi e tranquilli”, le intercettazioni

Una «guerra» all’interno dello stesso mandamento agrigentino della Montagna? L’ha temuta – secondo quanto emerge dalle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip del tribunale di Palermo su richiesta della Dda nell’ambito dell’inchiesta Montagna – il favarese Giuseppe Quaranta. Come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola, qualcuno, a suo dire, aveva messo in giro delle voci perché forse non era stata «gradita la nomina di Quaranta – ricostruisce il giudice per le indagini preliminari – come portavoce e referente per conto della famiglia mafiosa di Santa Elisabetta». È il 6 giugno del 2014 quando Giuseppe Nugara e Giuseppe Quaranta si sarebbero incontrati a San Biagio Platani per poi dirigersi ad un incontro programmato, lungo la strada che collega San Biagio Platani con Bivona, con Giuseppe Luciano Spoto (reggente pro – tempore del mandamento «Montagna», scrive il Gip) per chiarire proprio la posizione di Quaranta in relazione alle voci che circolavano sul suo conto. Quaranta: «Voi ci dovete andare la!». Nugara: «Sì». Quaranta: … lo dovete mettere in mezzo… vedi che scoppia una guerra”. Nugara: «… di guerre .. non dobbiamo parlare di guerre!». Quaranta: «No». Nugara: «… tu devi stare calmo pure .. tu alle volte dici … a me dici … mi arrivano quelle cose e poi tu vuoi farlo… dobbiamo stare calmi, tranquilli … dobbiamo pensare (si accavallano le voci)».

Quaranta e Nugara concordavano che, per risolvere la faccenda, Giuseppe Luciano Spoto e lo stesso Nugara avrebbero dovuto avere – prosegue la ricostruzione fatta dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Palermo – un incontro chiarificatore con Antonino Vizzì, 63 anni, ritenuto – da investigatori e inquirenti – rappresentante della famiglia di Raffadali. Quaranta avrebbe dunque messo in guardia Nugara sulla possibilità che la situazione potesse, in qualche modo, sfuggirgli di mano tanto da determinare una «guerra» nello stesso mandamento. Ma Nugara cercava di tranquillizzarlo ritenendo – prosegue la ricostruzione fatta sull’ordinanza di custodia cautelare – la questione risolvibile anche senza giungere a decisioni drastiche. Dalle pagine del provvedimento emerge che Quaranta riteneva che dietro le voci messe in giro sul suo conto vi poteva anche essere la «mano» di Roberto Lampasona, 40 anni, nell’ottica di una strategia comune messa in atto dai componenti della famiglia mafiosa di Santa Elisabetta che avevano visto diminuire il loro peso.