Mafia della Montagna, il clan si organizzava per la truffa delle cave

L’inchiesta Montagna avrebbe permesso di documentare che alcuni degli indagati avrebbero realizzato artificiosamente un’impresa individuale con l’obiettivo di prelevare, nel minor tempo possibile, il maggior numero di quantitativo di materiale da cava, lasciando a pagamento degli assegni post datati senza alcuna copertura finanziaria. Come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola, «fin dal 14 febbraio del 2015, Calogerino Giambrone (56 anni di Cammarata) e Giuseppe Vella (37 anni di Favara) preparano le modalità concrete per organizzare la truffa – scrive il gip – alla cava in amministrazione controllata: discutono di come reperire i camion da impiegare nei trasporti, su dove e come procurarsi i blocchetti di assegni per l’emissione dei titoli senza fondi, dove depositare il materiale illecitamente acquisito e a chi poterlo smerciare. Il soggetto al quale pensano immediatamente – prosegue il Gip nelle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare – è Francesco Maria Antonio Drago, gestore di una attiva impresa di conglomerati cementizi». Giambrone: «i problemi i… camion sono .. i camion … e un blocchetto di assegni di vuole …». Giuseppe Vella: «il blocchetto di assegni c’è … a conto aperto … 400 euro vogliono … ognuno … aperto … che è?». Giambrone: «ci vuole un blocchetto di assegni». Vella: «c’è uno, ti dico che vuole … 1200 euro per tre .. a conto aperto». (omissis). Giambrone: «potremmo andare ovunque … anche da questi impianti … per vedere se hanno bisogno di materiale». Vella: «ovunque … da Franco (Drago Francesco Maria Antonio) … ovunque .. dice .. che è? .. niente ogni settimana mi devi chiudere il conto a me». Giambrone: «Franco (Drago Francesco Maria Antonio) se lo prende il materiale». Vella: «se lo prende il materiale».

«Il 24 aprile del 2015 Calogerino Giambrone – scrive il Gip sulla base delle ricostruzioni fatte dalla Dda e dai carabinieri del reparto operativo – riferiva a Giuseppe Vella di essere stato contattato da Drago Francesco Maria Antonio con il quale fissava un appuntamento, precisando che Drago avrebbe manifestato un certo interesse. Vella, con l’obiettivo di fornire al referente della cava e a quello dell’impresa di trasporti dei recapiti telefonici non riconducibili né a lui, né a Calogerino Giambrone – prosegue la ricostruzione fatta nell’ordinanza di custodia cautelare – procurava due schede telefoniche e una veniva consegnata a Giambrone». Vella: «l’hai messa in funzione la scheda?». Giambrone: «no deve incominciare subito .. lunedì attiviamo queste schede lì.. così gli diamo questo numero di telefono questo». Stando agli atti dell’inchiesta, il 15 maggio del 2015 Vella e Giambrone sarebbero tornati in argomento, ansiosi – scrive il Gip – di cominciare a caricare il materiale, in modo da sfruttare i due mesi e mezzo rimasti prima della pausa estiva. L’esecuzione della truffa alla cava di Bagheria aveva inizio – viene scritto nell’ordinanza – il primo luglio del 2015. Stando all’inchiesta, sarebbe emersa inoltre l’esistenza di un più ampio e generale programma di mettere in atto altre truffe in danno delle amministrazioni controllate.