Mafia, inchiesta Montagna: “Non lo faccio per arricchirmi ma per gli amici in carcere”

«Se io faccio tutto questo non lo faccio per arricchirmi … lo faccio perché ho amici in carcere … amici qua in giro che sono appena usciti dal carcere e non si sono nemmeno potuti muovere … e non possono nemmeno fare la spesa … perché noi altri siamo messi sempre sotto». Nell’intercettazione del 29 maggio del 2014, il favarese cinquantenne Giuseppe Quaranta rimprovera – stando a quanto viene ricostruito nell’ordinanza di custodia cautelare emessa nell’ambito dell’inchiesta antimafia «Montagna» – Calogero Principato, 27 anni, di Favara, (posto agli arresti domiciliari) per il presunto mancato pagamento dello stupefacente ricevuto.

Come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola, l’inchiesta «Montagna» ha portato alla luce anche i traffici di sostanza stupefacente. Secondo investigatori e inquirenti, l’intercettazione del 29 maggio del 2014 evidenzierebbe come Giuseppe Quaranta «per intimorire il suo interlocutore faccia riferimento al fatto che lo spaccio dello stupefacente da lui stesso gestito – scrive il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Palermo, Filippo Serio, nell’ordinanza di custodia cautelare – sia al contempo una fonte di guadagno illecita destinata a sostenere le famiglie dei detenuti e quelle degli appena scarcerati che si trovano in gravi condizioni economiche». Il “rimprovero” di Quaranta sarebbe stato fatto per un mancato pagamento, a dispetto degli accordi presi, dello stupefacente ricevuto.

Perché, in realtà, – stando sempre al provvedimento firmato dal Gip – i problemi di soldi, «nonostante la continua e ininterrotta attività di commercio di stupefacenti», erano continui. E a sollecitare i pagamenti sarebbe stato Giuseppe Quaranta. Il 13 dicembre del 2013, in un’altra circostanza dunque, il cinquantenne favarese avrebbe telefonato a Salvatore Montalbano, 26 anni, di Favara (posto agli arresti domiciliari) e gli avrebbe ricordato «che la settimana è finita». «L’interlocutore – ricostruisce il Gip sulla base delle indagini e delle intercettazioni dei carabinieri, coordinati dalla Dda di Palermo – risponde che, l’indomani alle ore 14, sarebbe andato da lui per saldare il conto».