Mafia: “Rischio nuove stragi in Sicilia”, relazione presidente Corte d’appello Palermo

“Sarebbero sufficienti un paio di anni di minore attenzione dello Stato per consentire all’associazione mafiosa di ripristinare l’inaudita forza criminale manifestata sino agli anni ’90, con la consapevolezza che non sarebbe, in tal caso, possibile escludere una nuova stagione di inaudita violenza”. E’ il punto saliente della relazione del presidente della Corte d’appello di Palermo, Matteo Frasca, per l’apertura dell’anno giudiziario. “Sembra ormai del tutto superato – ha spiegato come riporta l’Agi – un atteggiamento di rassegnazione sullo scioglimento di Cosa nostra, che aveva incominciato a diffondersi, negli anni 1995-1996”. E contribuisce “al superamento della fase emergenziale dell’associazione”, il “ritorno in liberta’ di figure storiche o, in ogni caso, di sicuro prestigio criminale”.

Cosa nostra insomma e’ vitale e continua a inquinare pezzi di economia, pubblica amministrazione e politica. Un allarme che arriva anche da Caltanissetta, dove il presidente Maria Grazia Vagliasindi ha messo in guardia circa “l’arrogante resistenza alla forza d’urto dell’attivita’ istituzionale di repressione e una straordinaria capacita’ di riorganizzazione e ristrutturazione”. Una mafia che fa affari cercando o trovando sponde con la ‘ndrangheta e su questo asse criminale passano fiumi di droga, tra i principali asset di reperimento di risorse. Da scrivere ancora una parte della storia sulle stragi di Capaci e via d’Amelio su cui “la ricerca della verita’ non si ferma”. C’e’ anche una emergenza corruzione, un “quadro desolante”. Duro, nel corso del suo applauditissimo intervento, il procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato che ha parlato di “collasso etico della classi dirigenti”: e’ un fatto il raddoppio dei procedimenti per reati di corruzione (+ 97%), il notevole incremento anche della concussione (+77) e della malversazione (+27).

Tipi di reati che chiamano in causa “non solo i soggetti tipici della delinquenza professionale, ma coloro che sono i colletti bianchi, appartenenti ai piani alti della piramide sociale”. “Insomma, secondo il Pg, “e’ il quadro di un collasso etico e di una deriva criminale di segmenti significativi della classe dirigente”. Massima e’ l’attenzione sul fronte del terrorismo, con particolare riguardo agli arrivi di migranti che interessano il distretto di Palermo che comprende pure Agrigento, Lampedusa e Trapani: “Lo sbarco di profughi provenienti da zone di guerra, trovati in talvolta in possesso di cellulari in cui sono stati rinvenuti video e foto propagandistiche o, addirittura, raffiguranti episodi cruenti, e che hanno rivelato l’esistenza di diretti contatti dei migranti con connazionali coinvolti in sanguinose vicende belliche, ha imposto attente verifiche”.

Sul traffico di migranti, opera da tempo un gruppo dedicato alla tratta di essere umani: piu’ pregnate e’ diventato il contrasto scaturito in processi contro gli organizzatori e quella che viene definita ‘mafia nigeriana’: “Si e’ giunti di recente alla condanna di cittadini nigeriani per il delitto di tentato omicidio nei confronti di una delle vittime di tratta con l’aggravante di cui all’art. 7, riconoscendo, dunque, sul territorio palermitano e, addirittura, nel quartiere di Ballaro’, storica roccaforte della mafia, il ricorso al metodo mafioso in capo a soggetti estranei a Cosa nostra”.

Su questo versante hanno fatto scalpore anche le indagini della Procura di Catania: “La collaborazione instaurata con le associazioni internazionali e i soggetti istituzionali, anche stranieri, coinvolti nel fenomeno degli sbarchi ha consentito di far passare le iscrizioni sul registro noti per i reati di tratta e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina da due a 48 procedimenti, gettando luce su un cono d’ombra particolarmente inquietante per le prospettive stesse di protezione umanitaria, fortemente attenzionate nel distretto”. Ovunque problemi strutturali e di organico, sottolineati con particolare polemica a Messina: “Si sottraggono risorse al Sud, per sopperire alle esigenze di sviluppo del Nord – ha lamentato il presidente della Corte d’appello Michele Galluccio – quasi che, nei fatti, non interessi promuovere lo sviluppo del Meridione – e una giustizia efficiente e’ unanimemente ritenuto fattore di crescita e di sviluppo del Meridione – quanto, piuttosto accentuare il divario tra le diverse parti del Paese”.