Elezioni, Crocetta: “Io fatto fuori da Faraone per avere sostituito un suo uomo”

“Davide Faraone mi disse che non avrebbe fatto alcun accordo con me poiché il mio governo non aveva confermato l’incarico all’Ersu ad Alberto Firenze”. Lo afferma su Facebook l’ex presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, escluso dalle liste del Pd per le Politiche del 4 marzo, che ricorda: “Eravamo a settembre, il giorno della direzione regionale del Pd, quella che sanciva l’accordo Pd-Megafono, sottoscritto a Roma da me, Renzi e Raciti. Accordo che prevedeva il riconoscimento nazionale del Megafono da parte di Renzi e che veniva formalizzato da Guerini a Palermo, durante quella direzione regionale”. Alberto Firenze, ex presidente dell’Ente regionale per il diritto allo studio, è adesso indagato nell’ambito dell’inchiesta antimafia che ha portato ieri all’arresto di 31 persone, tra cui il ‘re’ delle scommesse on line, Benedetto Bacchi. Proprio con Firenze, un collaboratore del sottosegretario Davide Faraone, Bacchi avrebbe avuto dei contatti per ‘spingere’ un emendamento (che non passò) in Finanziaria nazionale utile alla sanatoria di 700 punti gioco non in regola. “Ci incontrammo, alla presenza di uno fra i massimi dirigenti nazionali del partito, la sera, presso la sede del Pd di via Bentivegna a Palermo – ricostruisce Crocetta -, insieme ad altri dirigenti Pd, per discutere delle liste da presentare alle elezioni regionali. Un agitatissimo Davide Faraone, che non aveva mai condiviso l’accordo Pd-Megafono stipulato con Renzi, alla mia domanda ‘Perché continui ad avercela con me, anche dopo l’accordo con Renzi, dovremmo essere ormai nella stessa area politica?’ rispose che non potevamo mai essere nella stessa area politica poiché non avevo confermato Alberto Firenze all’Ersu di Palermo, procurandogli un danno enorme”.

“Scoppiai a ridere, non comprendendo come la vicenda di un incarico
– dice ancora l’ex governatore – potesse compromettere un rapporto politico sancito col segretario nazionale del Pd. Adesso, dopo la vicenda giudiziaria di Bacchi, comincia ad essere tutto chiaro. Quella sera in via Bentivegna, io dissi alla presenza di quel dirigente nazionale, che non può non aver sentito, a meno di non essere sordo, che sui comportamenti di Firenze, negli ambienti giornalistici di Palermo, circolavano indiscrezioni non lusinghiere e che ritenevo eticamente incompatibile, con la mia linea di governo, la riconferma di un incarico a suo favore”. Ma per Crocetta “la cosa più grave” è un’altra. “Alcuni giorni dopo, un mio collaboratore mi riferì che Alberto Firenze avvicinandolo gli aveva consigliato di riferirmi che Davide Faraone aveva raccontato che nel corso di quella riunione io – cosa non vera – avrei detto ‘Firenze sta per essere arrestato’!. Qualche giorno dopo scoprii che Firenze era incaricato di preparare la lista young a favore di Micari Presidente – conclude Crocetta -. Non diedi allora molto peso alle parole di Alberto Firenze che minacciava querele nei miei confronti, non essendomi mai espresso in quel modo e non sapendo nulla dell’inchiesta giudiziaria su Bacchi e Firenze. Ne ricavai l’inadeguatezza di un dirigente politico che non tutelava i propri compagni di partito nella lotta contro l’illegalità”.