Povertà in Sicilia, Ippolito: “Nessun assistenzialismo, nostro obiettivo dare lavoro ai siciliani”

“Nessun assistenzialismo, il nostro obiettivo è quello di dare lavoro ai siciliani perché il lavoro dà dignità e da qui parte il rilancio della nostra isola”. Così l’assessore regionale alla Famiglia, Politiche sociali e Lavoro Mariella Ippolito commenta all’Adnkronos i dati sulla povertà in Sicilia emersi da una ricerca sull’attuazione nell’isola del Sia (Sostegno all’inclusione attiva), la misura contro la povertà adottata in Italia nel 2016 e che, da quest’anno, lascia il posto al Rei (Reddito d’inclusione). Secondo i dati, la Sicilia è, in Europa, la regione con il più alto tasso di persone a rischio povertà: il 41,8 per cento. Nell’Isola un terzo dei giovani tra 15-24 anni (il 31,9%) non studia né lavora (Neet) e una bimba nata nell’isola nel 2016 ha una speranza di vita di due-tre anni in meno di una bambina nata altrove. L’incidenza della povertà relativa in Sicilia nel 2015 è quasi cinque volte più elevata che nel nord Italia ed è di 2,5 volte maggiore della media italiana.

“Analizzare il dato sulla povertà è piuttosto difficile e complesso – spiega il dirigente generale del Dipartimento regionale della Famiglia e politiche sociali Mario Candore – E’ un dato che dipende da diversi fattori, prima di tutto la crisi economica che ha investito l’isola in questi anni, e che fa i conti con fenomeni come la dispersione scolastica, situazioni di disabilità e problemi di salute”. La Sicilia è dunque sì la Regione con un gran numero di famiglie vicine alla soglia di povertà ma l’amministrazione, sottolinea Candore, “in questi anni ha fatto la sua parte per venire incontro alle esigenze dei cittadini”. Per quanto riguarda il Sia, ad esempio, “tutti i distretti hanno presentato progetti e tutti sono stati approvati – afferma il dirigente regionale – Abbiamo chiesto, e ottenuto, dal Ministero che il rapporto fra popolazione e assistenti sociali passasse da 1 ogni 10mila a 1 ogni 5mila”. La macchina per il Reddito d’inclusione che, evidenza Candore, “prevede un’azione più inclusiva da parte della Regione e che interesserà un maggior numero di famiglie rispetto al Sia”, si è già messa in moto.

Cinque incontri si sono già tenuti in alcune province dell’isola con gli addetti ai lavori per spiegare la misura e renderne più facile la messa in pratica. E al Dipartimento regionale sono già a lavoro per predisporre il Piano triennale della povertà che dovrà essere consegnato entro marzo 2018. “Le prime linee sono state tracciate ma dovranno essere discusse e concordate con le parti sociali” evidenzia Candore che sul piano preferisce non dare alcuna anticipazione se non che “terrà conto di tutte le sfaccettature della povertà: lavoro, dispersione scolastica, salute, disabilità”. Il Rei, conclude, “è un patto sociale tra lo Stato e i cittadini che prevede l’erogazione di un contributo mensile in cambio della messa in atto di una serie di modelli per uscire dallo stato di povertà”.