Pensioni, le Acli: serve più flessibilità in uscita dal lavoro

“La decisione del ministro del Lavoro Giuliano Poletti di esentare quindici professioni gravose dall’adeguamento dell’eta’ pensionabile alla speranza di vita è una buona notizia, ma andrebbe ristabilito un principio universalistico”. Lo afferma Roberto Rossini, presidente nazionale delle Acli, che sottolinea come l’argomento faccia parte delle proposte contenute nel documento elettorale preparato dalle Acli in vista delle elezioni del prossimo 4 marzo. Tra i punti presenti nel documento, uno prevede proprio la reintroduzione di un principio universalistico, e non più solo selettivo, di flessibilità nell’accesso alla pensione. “Si potrebbe pensare – aggiunge Rossini – di consentire l’accesso alla pensione in una eta’ libera opzionabile da ciascun lavoratore, a partire da un requisito anagrafico minimo, ragionevolmente tra i 63 e i 65 anni, e prevedendo un rendimento pensionistico crescente o decrescente a seconda dell’eta’ di accesso alla pensione”. In altre parole, il patrimonio contributivo accumulato dovrebbe essere restituito – spiegano le Acli – sotto forma di pensione in un range anagrafico libero opzionabile e cio’ anche a prescindere da un requisito contributivo minimo, oppure da un importo minimo pensionistico da dover raggiungere.