Calcestruzzi Belice, gestione agli operai: istanza all’Agenzia beni confiscati alla mafia

L’istanza all’Agenzia nazionale per i beni confiscati alla mafia è già stata presentata da parte dei lavoratori della Calcestruzzi Belici, riuniti in cooperativa, che vogliono gestire l’impianto di Montevago. E l’esperienza che hanno maturato nell’ultimo anno, quando sono passati dalla chiusura alla ripresa dell’attività, è stata al centro, a Roma, di un’iniziativa nazionale organizzata da Libera alla quale ha partecipato anche don Luigi Ciotti. «Ho parlato del lavoro che stiamo svolgendo – dice al Giornale di Sicilia Luigi Castiglione, uno degli 11 lavoratori della Calcestruzzi – e di come ci sono le condizioni, mantenendo sempre la proprietà allo Stato, di fare crescere ulteriormente l’azienda, con un amministratore e 11 operai». Nel primo semestre di attività successivo alla chiusura, da luglio a dicembre 2017, la Calcestruzzi Belice ha ripreso pienamente il volume d’affari, di circa 70 mila euro al mese, precedente alla sospensione forzata. L’Agenzia Nazionale per i beni confiscati ha affidato l’incarico a un professionista per svolgere tutto il lavoro necessario per il rinnovo delle autorizzazioni che devono essere rilasciate, al termine di un iter particolarmente complesso, dal Distretto Mineriario.

Sono tutte in chiave positiva le notizie che arrivano dall’azienda di Montavago che assicura lavoro a 11 dipendenti, ma che soltanto grazie a una straordinaria mobilitazione del territorio è riuscita a riavviare l’attività dopo la sentenza di fallimento che era stata decisa dal Tribunale di Sciacca, poi ribaltata in appello. L’azienda è stata riaperta a metà dello scorso anno con la riassunzione degli 11 lavoratori. La vicenda Calcestruzzi Belice tiene banco ormai da più di un anno a Montevago e in particolare dal 2 gennaio del 2017 quando era stata bloccata ogni attività dopo la sentenza di primo grado, per un debito con l’Eni di 30 mila euro. Un milione di euro all’anno è il volume d’affari, lo standard che ha consentito all’azienda di andare avanti. «Siamo già ai livelli precedenti alla chiusura – dice Castiglione – ma bisogna fare ancora meglio».

L’azienda, che ha come oggetto della propria attività la produzione di calcestruzzo preconfezionato e malte in tutte le loro forme, produce anche inerti, ghiaie, sabbie e pietrischetti. E’ stata prima sequestrata e poi confiscata ed è passata sotto la competenza dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati. L’iniziativa di Libera «Contromafie» ha visto l’intervento, tra gli altri, dell’ex Procuratore della Repubblica di Palermoo, Giancarlo Caselli. «Il mio messaggio – aggiunge Castiglione – è stato anche mirato a creare strutture più snelle per l’amministrazione di queste società confiscate. Noi siamo pronti a ricevere l’assegnazione in gestione della struttura e speriamo che l’Agenzia decida al più presto. Al momento si sta discutendo anche di una più stretta collaborazione, nei singoli territori, tra le attività che operano nello stesso ambito. I beni non vengono minimamente toccati e rimangono allo Stato. Noi vorremmo soltanto riceverli, essendo soggetti a controlli».