Mafia a Caltanissetta, Dia: i 4 mandamenti di Cosa nostra in pacifica convivenza con la Stidda

“Nella provincia di Caltanissetta cosa nostra e stidda permangono in uno stato di pacifica convivenza. Cosa nostra continua ad essere organizzata nei quattro mandamenti di Mussomeli, Vallelunga Pratameno, Gela e Riesi, sempre sotto l’influenza del noto boss della famiglia MADONIA, che, sebbene detenuto, ne coordinerebbe le attività attraverso il circuito parentale. Proprio nei confronti di un imprenditore attivo nel ramo degli inerti e vicino ai MADONIA, nel mese di marzo la D.I.A. di Caltanissetta ha eseguito la confisca di quarantaquattro immobili, tre beni mobili registrati, due aziende e disponibilità finanziarie varie, per un importo di oltre 2 milioni di euro. Le società dell’imprenditore, funzionali agli affari della citata famiglia mafiosa, venivano favorite e poste in posizione dominante nel settore nevralgico delle forniture e del trasporto dei materiali impiegati per la realizzazione di opere pubbliche e private. La stessa articolazione della D.I.A., il successivo mese di maggio, ha eseguito la confisca di beni per un valore di circa 1 milione di euro, nei confronti di un uomo d’onore collegato sempre ai MADONIA e fratello del rappresentante della famiglia mafiosa di Montedoro”. E’ quanto si legge nella relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia (prima metà del 2017), trasmessa alla Camera.

“Nel periodo in esame – prosegue la relazione – la riorganizzazione degli assetti interni a cosa nostra ha riguardato anche le famiglie nissene che, fortemente indebolite dall’azione di contrasto e di prevenzione, starebbero comunque dimostrando un capacità di reazione, privilegiando l’approccio corruttivo. La stidda, rappresentata dai clan CAVALLO e FIORISI di Gela (CL) e dal clan SANFILIPPO di Mazzarino (CL), si mantiene in accordo con le famiglie di cosa nostra che insistono sullo stesso territorio, per una equa e proporzionale spartizione degli illeciti guadagni provenienti, principalmente, dal traffico degli stupefacenti, dalle estorsioni e dall’usura. Nell’area gelese persiste, infine, la singolare incidenza del “gruppo Alferi”, che appare come una sorta di terza mafia – funzionante alla stregua di un’agenzia di servizio per cosa nostrae stidda- al punto di ricevere da queste ultime, di volta in volta, la delega al compimento di singole attività illecite. La tendenza ad escludere il ricorso ad eclatanti manifestazioni di violenza persiste da parte di tutti i gruppi criminali, che sembrano prediligere la strategia dell’inabissamento, con una infiltrazione sistematica e silenziosa del tessuto economico-imprenditoriale. La finalità di tale comportamento è quello di dominare i settori più redditizi, come l’aggiudicazione di appalti e subappalti. Da segnalare, in proposito, l’operazione “Polis” condotta nel mese di giugno dalla Polizia di Stato. Le indagini – che hanno coinvolto anche soggetti già componenti delle varie amministrazioni comunali del posto succedutesi nel tempo – hanno fatto luce sulle condotte criminali di alcuni personaggi riconducibili al mandamento di Gela, intenzionati ad assumere il controllo di appalti e di forniture per la realizzazione di opere pubbliche, nonché a condizionare il libero esercizio del voto in occasione delle consultazioni elettorali. Nei confronti delle consorterie gelesi, sempre a giugno, la D.I.A. di Caltanissetta ha eseguito il sequestro di tre immobili, sei aziende e disponibilità finanziarie varie, per un valore complessivo di circa 1 milione di euro, in danno di due imprenditori “di fiducia” della famiglia RINZIVILLO. Tali forme di condizionamento dell’economia locale non appaiono, però, disgiunte da quello che rimane uno dei canali preferiti per controllare il territorio e reperire risorse finanziarie, vale a dire le estorsioni.
In proposito, si richiamano gli esiti dell’operazione “Agorà bis”, eseguita il 21 febbraio 2017 dall’Arma dei Carabinieri, che ha portato all’arresto di 22 soggetti, denunciati, tra l’altro, per estorsione, aggravata dal metodo mafioso. Parallelamente, nel semestre in esame si è registrata una recrudescenza del fenomeno delle intimidazioni (soprattutto mediante incendi, ovvero mediante l’esplosione di colpi di arma da fuoco contro vetrine e saracinesche) ai danni di attività commerciali, industriali ed agricole. Cosa nostra e stidda mantengono, allo stesso modo, il controllo del traffico degli stupefacenti (acquisto, coltivazione, distribuzione e spaccio) che, insieme ai descritti metodi estorsivi, garantisce il sostentamento dell’organizzazione ed il mantenimento delle famiglie dei detenuti. L’approvvigionamento di droga avviene, per lo più, da altre aree territoriali. In alcuni casi, la rete di spaccio costituisce un’ulteriore modalità di controllo del territorio e di reclutamento di manovalanza”.