Mafia, giudici: no scarcerazione di Dell’Utri, potrebbe fuggire

Marcello Dell’Utri deve restare in carcere perché è in grado di deambulare e quindi potrebbe anche fuggire. La malattia di cui l’ex senatore soffre, inoltre, non è in stato avanzato. Sono le motivazioni con cui il tribunale di sorveglianza di Roma ha respinto la richiesta di scarcerazione per gravi motivi di salute. Secondo i giudici, Dell’Utri, affetto da cardiopatia, diabete e tumore alla prostata, può essere curato presso i reparti Sai (Servizi ad assistenza intensificata) previsti nelle carceri. Nelle motivazioni del Tribunale di sorveglianza viene citata inoltre la richiesta di condanna a 12 anni di reclusione avanzata dalla Procura di Palermo lo scorso 28 gennaio nel processo sulla cosiddetta trattativa Stato-Mafia, in cui l’ex senatore di Forza Italia è imputato di minaccia e violenza a corpo politico dello Stato. Per il tribunale di Roma quindi è possibile che altre future pene possano essere inflitte a carico di Dell’Utri, attualmente in carcere a Rebibbia.

”La posizione giuridica di Dell’Utri non è in alcun modo rassicurante: la sentenza in esecuzione ha accertato i suoi rapporti con i vertici di Cosa Nostra dai primi anni ’70 al 1992. Allarmante appare la pregressa latitanza in Libano, avvenuta nel 2014, vale a dire poco meno di quattro anni fa, nonostante l’età, la patologia cardiaca e le altre affezioni già all’epoca presenti”. E’ quanto si legge nelle motivazioni con cui il tribunale di sorveglianza di Roma ha respinto la richiesta di scarcerazione per gravi motivi di salute per Marcello Dell’Utri. Per l’ex senatore, in carcere a Rebibbia dove sta scontando una condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, i suoi difensori, gli avvocati Alessandro De Federicis e Simona Filippi, avevano proposto gli arresti domiciliari ospedalieri presso l’istituto Humanitas di Milano. ‘‘Non appare adeguato il regime domiciliare presso l’ospedale milanese o l’abitazione personale, da cui può facilmente allontanarsi – scrivono i giudici – rilevando che le terapie previste non consentono nemmeno l’applicazione di strumenti elettronici di controllo”. ”Considerate le pendenze per reati molto gravi che potrebbero determinare nuove consistenti pene detentive – si legge ancora nelle motivazioni – e tenuto conto del recente tentativo di sottrarsi all’esecuzione penale, non si ritiene di poter escludere il pericolo di fuga, non trovandosi in condizioni fisiche impeditive della deambulazione e del movimento, e non essendo le malattie in fase avanzata e debilitante”.