Mafia, processo Icaro: acquisite altre 57 intercettazioni

Cinquantasette nuove conversazioni intercettate che hanno come protagonista il presunto boss di Cianciana, Ciro Tornatore, morto nelle scorse settimane. Il pm della Dda, Claudio Camilleri, come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola, ottiene di farle «entrare» nel fascicolo del processo scaturito dall’operazione antimafia «Icaro» di cui Tornatore è uno dei personaggi chiave. Lo stesso Tornatore risulta nella lista dei 76 indagati della maxi inchiesta “Montagna”, eseguita il 22 gennaio scorso, che ha portato in carcere presunti boss e affiliati di un ampio versante della provincia di Agrigento, alle prese con l’ennesima riorganizzazione dopo le ultime operazioni delle forze dell’ordine e le catture dei latitanti.

Il pm ha chiesto di acquisire cinquantasette conversazioni, provenienti dalla nuova inchiesta, “che hanno un rilievo nei confronti degli altri imputati perché emerge, secondo il nostro punto di vista, – ha detto ieri in aula – il diretto coinvolgimento nella gestione di alcune vicende di Cosa Nostra». Tornatore, in particolare, avrebbe usato il suo carisma e l’esperienza in seno all’organizzazione per dirimere un contrasto sorto all’interno della famiglia di Montallegro. I difensori di Tornatore, gli avvocati Alfonso Neri e Salvatore Pennica, non hanno dato il consenso. Il collegio presieduto da Pietro Falcone ha deciso, quindi, di disporre una perizia trascrittiva. In sostanza le intercettazioni saranno acquisite solo dopo che un perito le avrà ascoltate e trascritte. La nomina avverrà il 12 febbraio. Intanto resta sospesa la possibilità di separare la sua posizione da quella degli altri undici imputati. Essendo l’imputato deceduto i giudici hanno acquisito il certificato di morte per farlo uscire dal processo.

La Dda ipotizzava un ruolo apicale di Tornatore nell’organigramma mafioso della provincia di Agrigento. In particolare sarebbe stato a capo della famiglia mafiosa di Cianciana, paese dove ha sempre vissuto, insieme a Diego Grassadonia. Entrambi, in un momento di vacatio, avrebbero gestito anche la cosca di Montallegro. Il suo nome è legato anche all’operazione Cupola, scattata nel luglio del 2002. Fu arrestato nel blitz che ha fatto finire in cella tutti i presunti capimandamento che, seduti attorno a un tavolo, stavano eleggendo Maurizio Di Gati al vertice della cupola provinciale. Per il coinvolgimento in questa vicenda, però, fu prosciolto. Sempre ieri il pm ha rinunciato a sentire il pentito Luigi Putrone.