Mafia, le prime dichiarazioni del neo pentito agrigentino Peppe Quaranta

Un nuovo collaboratore di giustizia nell’Agrigentino, dove pochi giorni fa il boss Giuseppe Quaranta, arrestato il 22 gennaio nell’operazione antimafia Montagna ha deciso di parlare con i magistrati per raccontare i retroscena della Cosa nostra agrigentina. Il favarese, ritenuto vicino alla famiglia mafiosa Fragapane di Santa Elisabetta, ha iniziato a “In tale veste, coordinando costantemente le attività illecite degli altri affiliati, ha mantenuto, direttamente o per interposta persona, – aveva scritto il Gip del tribunale di Palermo, Filippo Serio, nell’ordinanza di custodia cautelare – attraverso il continuo scambio di comunicazioni con altri esponenti di vertice del sodalizio criminoso, un costante collegamento con gli altri capi dell’organizzazione mafiosa, effettuando numerosi incontri e riunioni con i componenti delle famiglie mafiose dello stesso mandamento che con quelli delle province di Palermo, Caltanissetta, Enna, Ragusa e Reggio Calabria. Incontri finalizzati alla trattazione degli affari illeciti dell’organizzazione, gestendo la riscossione delle somme provenienti dalle varie attività di estorsione e delle altre attività illecite, occupandosi delle problematiche relative ai componenti del sodalizio”. Sentito dai magistrati ha spiegato di avere deciso di collaborare “per il bene della famiglia”. Secondo quanto apprende l’Adnkronos, i pm lo ritengono attendibile.

Il neo pentito agrigentino, come riporta grandangoloagrigento.it, ha raccontato ai pm della Dda che “l’unica famiglia mafiosa presente a Favara appartiene a Cosa nostra e ne fanno parte Vella Giuseppe, Pasquale Fanara, Valenti Stefano, Valenti Gerlando, Blando Giuseppe, Limblici Calogero, Pullara Luigi e Angelo Di Giovanni. Almeno questo succedeva nel periodo in cui c’ero io. Ci sono altri gruppi criminali che noi chiamiamo ‘Paraccari’ che hanno un capo e un sottocapo, ma se devono fare attività criminali devono chiedere a noi di Cosa nostra”. Il boss sarebbe stato capo di Favara tra il 2010 e il 2013-2014. Poi fu “posato” perchè a un certo punto mi ero stufato e non mi facevo trovare da nessuno – ha detto – quindi non essendo più ‘produttivo’ fu informato Francesco Fragapane a cui fu detto che non ero più disponibile. Mi venne detto che non dovevo più ‘camminare’ a nome di Fragapane e io ne fui felice…”. Per quanto riguarda le elezioni Quaranta ha riferito che il candidato a sindaco di Favara non lo sceglie la famiglia mafiosa e di non essere a conoscenza di candidati che hanno chiesto voti”.

Quaranta,nel dettaglio  ha parlato di estorsioni a ditte edili, ma anche a extracomunitari. A tal proposito racconta:  “Relativamente a fatti di estorsioni sono in grado di riferire su due  da me fatte: con Calogerino Giambrone e Morgante relativa agli  extracomunitari. Ogni volta che vedeva un “negro” Giambrone diceva che erano 45 euro che camminano; all’impresa  di  Mussomeli   che  aveva  un  lavoro  a  San  Biagio;  eravamo  io, Nugara Giuseppe, Cipolla Vincenzo e Giambrone Calogerino.

Per quanto riguarda l’attività estorsiva di Fragapane questa era già un’attività consolidata poiché il denaro gli veniva consegnato puntualmente delle imprese. In particolare io so che lo “zu Iacono Manno  e Nino Vizzì, entrambi di Raffadali, recuperavano il provento del pizzo versato dalle attività commerciali in loco. So per certo che a pagare il pizzo vi erano il bar Le Cuspidi come riferitomi dallo stesso Fragapane per un ammontare di 5.000 euro divisi tra Pasqua e Natale; mentre un altro che pagava era il distributore di benzina, all’entrata di Raffadali se non erro di proprietà di Cuffaro, che versava 6 mila euro divisi per le festività natalizie e pasquali. Preciso che per quanto riguarda il centro abitato di Favara non vi è la consuetudine di chiedere il pizzo alle attività commerciali presenti nel paese stesso mentre per quanto riguarda le imprese che vengono da fuori a fare lavori a Favara queste vengono avvicinate dai referenti della loro zona.

Estorsioni di cui sono stato informato: quella in cui è stato bruciato il trattore, fatta da Nugara che mi informava perché ero il referente di Favara e di Fragapane. In termini generali preciso che se un imprenditore si aggiudica un lavoro a Favara e si mette a posto con la famiglia del suo territorio, questa dà poi i soldi a Favara; poi i soldi li tiene la famiglia o parte vanno alla provincia. I soldi che avete trovato a Spoto sono provento cli usura, come quelli di Mangiapane. Gli stessi praticano un tasso del 10% mensile. Me lo disse Giambrone Calogerino, che è vicino a La Greca, Spoto, Nugara. Le vittime,  che non  conosco,  sono giocatori  di carte o negozianti  ai  quali  l’attività non va bene. Omissis Per quanto riguarda Blando, sono certo che i soldi sono provento di traffico di droga grazie ai suoi contatti con Alba e Fallea. Non ho guadagnato nulla, o meglio poco. Avevo una piccolissima rendita dalle estorsioni perché il profitto era molto basso. Qualcosa Fragapane mi dava per la droga, ma nell’ordine di 100, 200 euro”.