Turismo, dossier Sicindustria: musei in caduta libera, si salvano Agrigento, Selinunte e Taormina

L’anno scorso in Sicilia sono arrivati 15 milioni di turisti, ma concentrati tra aprile e ottobre. L’Isola sconta leggi vecchie, come quella che regola le agenzie di viaggio che risale al 1936, e una gestione dei musei regionali disastrosa: uno su tre la domenica resta chiuso. E’ la fotografia del turismo siciliano scattata da Confindustria Sicilia – e diffusa dal Giornale di Sicilia – che mette in evidenza tutte le criticità del settore. Se è vero che incassi e visitatori dei beni culturali nel 2017 sono cresciuti rispetto all’anno precedente, su 15 milioni di turisti giunti nell’Isola i paganti in musei e aree archeologiche lo scorso anno sono stati solo due milioni e 898 mila, con un rapporto di uno a cinque. La macchina dei beni culturali è in difficoltà, fa notare Sicindustria presieduta da Giuseppe Catanzaro, lo dicono i numeri. Solo tre strutture si reggono coi ricavati dei biglietti e sono l’area archeologica di Giardini Naxos (che comprende il teatro Greco di Taormina e Isola Bella), l’area archeologica della valle dei Templi, di Agrigento e quella  di Selinunte. Poi è il disastro. Ben 54 siti regionali sono gratuiti, a fronte di migliaia di custodi impegnati. In 32 musei il biglietto costa meno di 4 euro, nulla in confronto con gli Uffizi di Firenze, per esempio, dove si pagano 16,50 euro (21 con la promozione saltalafila) e i musei vaticani 16 euro (20 col saltalafila).