Mafia, operazione Opuntia: collaborano le vittime delle estorsioni

Gli inquirenti parlano di una rivoluzione: cominciano a collaborare con gli imprenditori agrigentini le vittime delle estorsioni. La novità – come riporta l’Ansa – emerge nell’ultima inchiesta della dda di Palermo sulle cosche della provincia che, a gennaio, ha portato a 59 arresti.

In cella, nell’operazione Opuntia, sono finiti boss, gregari ed estortori dei clan della provincia di Agrigento. Interrogati dai carabinieri che hanno condotto l’indagine, tutti gli imprenditori taglieggiati finora sentiti hanno ammesso la pressione del racket. E a confermare di aver subito le richieste di pizzo non sono stati finora solo i titolari delle aziende, ma anche i loro dipendenti. Una svolta nell’atteggiamento omertoso finora tenuto dalle vittime che non avevano neppure denunciato le intimidazioni subite. In tutto le estorsioni accertate dalla dda sono state 27. Sette, tutti quelli interrogati al momento, hanno raccontato di aver subito la visita dei taglieggiatori mafiosi. Pochi giorni dopo l’arresto ha cominciato a collaborare con gli investigatori il boss di Favara Giuseppe Quaranta che sta raccontando ai pm Gery Ferrara, Claudio Camilleri e Alessia Sinatra i retroscena di omicidi avvenuti nella provincia agrigentina e le estorsioni.

Sarebbe comunque una seconda “rivoluzione”, visto che per anni è stata raccontata la ribellione degli imprenditori in Sicilia e nell’Agrigentino partita da Giuseppe Catanzaro, imprenditore di Siculiana (Agrigento), oggi presidente di Confindustria Sicilia, che fu tra i primi a ribellarsi al pizzo.