Sicilia, riforma Ipab bloccata all’Ars: a rischio 1.500 lavoratori

Ancora un nulla di fatto sulla riforma delle Ipab in Sicilia. La commissione Affari istituzionali dell’Ars, come riporta l’Ansa, ha rinviato la trattazione del disegno di legge presentato dalla deputata del M5s Angela Foti, che punta ad affrontare la crisi finanziaria degli enti, per i quali il precedente governo Crocetta non era riuscito ad attivare il piano di aziendalizzazione. Dei 134 istituti che ospitano minori, anziani, disabili e famiglie disagiate, piu’ della meta’ sono in gravissime difficolta’ finanziarie e rischierebbero la chiusura. I dipendenti in Sicilia sono in tutto 1.493 e per molti di loro si prospetta il licenziamento, com’e’ gia’ avvenuto per i 42 dell’Opera Pia Cardinale Ruffini di Palermo. A darne notizia e’ la stessa parlamentare pentastellata: “Il presidente della commissione Affari istituzionali e’ stato molto cortese in un primo momento a incardinare il ddl sulle Ipab, ma temo che la trattazione vera e propria della materia avverra’ dopo le elezioni del 4 marzo”. Prima di affrontare l’esame del complesso ddl in 30 articoli, che in parte mira al recupero del debito degli enti, in parte al rilancio e si integra con un decreto “interassessoriale” emanato nella passata legislatura dagli assessori alla Salute e ai Servizi sociali in tema di servizi socio sanitari, occorrera’ ascoltare le parti in causa. Una convocazione dei sindacati della funzione pubblica, di un rappresentante delle Curie, dell’Ares Sicilia, che raduna i direttori delle Ipab, dell’Anci, e’ in calendario, ma “resta sospeso fino alla fine della campagna elettorale” -ha spiegato Foti – “si tratta di una riforma molto importante e complessa, all’interno della quale si propone anche la rimodulazione delle funzioni degli assessorati, con l’assessorato ai servizi sociali inglobato all’interno della Sanita’, ci vorra’ del tempo e si dovra’ necessariamente affrontare un passaggio in commissione bilancio”.

La prima commissione, presieduta da Stefano Pellegrino ha intanto ricevuto dall’assessorato alla Famiglia un report che fotografa la situazione delle Ipab siciliane: sono 134 gli istituti in Sicilia, con sede legale in 87 comuni siciliani, le province che ne ospitano il maggior numero sono Catania (25) e Palermo (24), il totale complessivo dei posti letto e’ di 2649. Ad essere ospitati sono prevalentemente anziani (2281), ma anche minori (203), disabili (55), donne in difficolta’ (42). Al 2016 solo 3 istituti risultavano privatizzati. Sono in tutto 1051 le unita di personale dipendente e 442 i lavoratori in convenzione, per tutti, in assenza di una riforma che ne preveda l’autonomia finanziaria o il rilancio come enti strumentali, si prospetta il licenziamento. Senza alcuna politica di programmazione molti enti, in tutto 27, alcuni anche comunita’ di alloggio per disabili psichici, hanno gia’ fermato la loro attivita’. Il disavanzo complessivo accertato nel 2013 superava i 27 milioni di euro, “ma si tratta di una somma in aumento”. Tra gli istituti che superano il milione di euro di debito, il centro socio assistenziale per anziani Sciacca Baratta di Patti conta un disavanzo di oltre due milioni e mezzo, la casa di riposo Giovanni XXII di Marsala sfiora questa cifra, l’Opera Pia Rosa Serraino Vulpitta di Trapani, 2 milioni 333 mila euro, mentre di 1milione e 600 mila euro e’ il debito dell’Ipab Cardinale Ruffini di Palermo; 1 milione e 100 mila euro quello dell’istituto Rizza Rosso di Chiaramonte Gulfi.

Sono 70 gli enti che risultano con i bilanci in rosso e non riescono a pagare lo stipendio ai dipendenti
ormai da mesi, corrisponde un forte ritardo nel pagamento delle rette da parte dei comuni. “E’ importante che la fase delle consultazioni con le parti in causa si svolga quanto prima – ha detto ancora Angela Foti. “Gli enti ricevono il contributo stabilito dalla legge 71, che equivale a pochissimi fondi, non in grado di soddisfare il funzionamento di questi importanti servizi di assistenza ai bisognosi, ricevono anche pagamenti dai comuni per l’assistenza agli anziani e sono infine sostentati da pochi utenti paganti. La Regione ha su questi enti, funzione di tutela vigilanza e controllo, ma soprattutto ha dettato gli standard che oggi non sono piu’ sostenibili dal punto di vista economico. Ne occorrono di diversi, piu’ sostenibili ed elastici, compatibili con nuovo modello sociale, bisogna prevedere nuovi modelli di assistenza, anche dal punto di vista economico”.