Blitz antimafia Opuntia, colonnello Pellegrino: “Da indagati massima cautela per non essere intercettati”

“Prestavano particolare attenzione a parlare. Non lo facevano in luoghi usuali, massima cautela, dunque, per non essere intercettati. In alcuni casi, gli incontri, a Menfi, si sono tenuti all’interno dello studio di un medico di base, di Pellegrino Scirica che aveva ruolo di consigliere all’interno dell’organizzazione. E Scirica ha messo a disposizione l’ambulatorio dello studio medico”. Il colonnello Giovanni Pellegrino, comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri, ha ricostruito così, durante la conferenza stampa svoltasi ieri mattina alla caserma “Biagio Pistone” di Agrigento, alcuni dei dettagli dell’inchiesta antimafia Opuntia.

L’inchiesta, ha detto il colonnello Pellegrino come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola, “ha evidenziato la consistenza del reato associativo e la riorganizzazione della famiglia mafiosa di Menfi a seguito di una serie di attività che avevano portato alla totale disarticolazione dell’organizzazione. Nel 2008, nella Valle dei Belice, c’era stata l’operazione denominata Scacco Matto. Sono passati gli anni e dal maggio del 2014 abbiamo iniziato a documentare quello che è il tentativo di riorganizzare la famiglia, da parte di colui che si è accreditato come il reggente della famiglia di Menfi, di Vito Bucceri che non è stato colpito da questa ordinanza perché dopo i fermi del luglio del 2016 ha ritenuto opportuno fornire la propria collaborazione. Però erano stati evidenziati gli elementi di questa sua riorganizzazione della famiglia mafiosa di Menfi”. Secondo quanto emerge dall’inchiesta, il colonnello racconta di che cosa si sarebbe occupata la famiglia di Menfi: “Questa organizzazione, dalle captazioni che ci sono state, era finalizzata ai classici reati tipici dell’associazione mafiosa: controllo del territorio, controllo di attività economiche, un occhio alle estorsioni sul territorio, il controllo del mercato del videopoker e delle slot machine, un occhio anche agli appalti pubblici. In questo contesto investigativo – ha spiegato il colonnello –  è stata evidenziata la riorganizzazione della famiglia di Menfi”.